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Morire di classe, il GR1, il Ddl 2850: Cosa accadrà adesso?

Dal Forum Salute Mentale - Lun, 12/03/2018 - 19:15

Di Peppe dell’Acqua

“Il mio amico Goffman mi diceva che uno psichiatra può recarsi senza alcun disagio, anche senza conoscere la lingua, in qualunque manicomio del mondo perché la scena e le quinte non cambiano mai. Si troverà sempre col suo schizofrenico, col suo infermiere, col suo assistente o col suo direttore.” Così Franco Basaglia per commentare quanto riportava dai suoi viaggi, ma soprattutto per dire dell’immutabilità e della ripetitività di quei luoghi. Di paese in paese e di tempo in tempo i manicomi restano immutabili. Atteggiamenti, posture, sguardi, orrori, sempre gli stessi quelli che Basaglia troverà entrando a Gorizia e ancora gli stessi dieci anni dopo  quando io sono entrato a Trieste nel 1971. Gli stessi che ho visto di recente in Europa entrando negli ospedali psichiatrici di diversi paesi (si, ci sono ancora!).

La scorsa settimana, stavo sfogliando “Morire di classe” in preparazione di un incontro con gli studenti di un liceo, al GR1 3 brevi servizi “per cominciare a ricordare i 40 anni della legge 180”. Tre reportages il primo da Roma che senza mezzi termini riferiva dell’incolmabile carenza di personale, delle numerose cliniche e strutture private costosissime e produttrici di cronicità e abbandono, delle porte chiuse, grigiore e violenze e dell’eterno grido di dolore di una madre (il riconfermato Zingaretti vorrà fare qualcosa ?). Il secondo dal Veneto per dire della protesta dei familiari che vedono i loro figli annientati da fiumi di psicofarmaci e ancora cronicità, centri diurni infantilizzanti, porte chiuse, contenzioni. Il terzo da Reggio Calabria. Qui mi mancano le parole. La giornalista ha parlato di scarafaggi, di lividi, di braccia rotte. Di “reparti psichiatrici” situati nei luoghi più cupi e osceni degli ospedali civili. Di assenza totale di una qualsiasi logica se non l’evidenza dell’abbandono e della , ho pensato. Prima un senso di fastidio: è così che si parlerà alla radio e sui giornali della legge 180? Ho dovuto tuttavia riconoscere, pur nella superficialità sconcertante del servizio, la verità di quelle parole.Come non pensare alla vuotezza angosciosa dei diagnosi e cura, di troppe Rems, delle debordanti, misere e inutilmente costose strutture residenziali,  dei tanti luoghi detti terapeutici che non possono che riprodurre quelle stesse insensate atmosfere.Le foto che avevo sotto gli occhi,i reportages dai manicomi degli anni di Gorizia documentavano con forza rara quanto si andava scoprendo con le prime timide e osteggiate aperture.

Nelle foto di Carla Cerati, di Berengo Gardin, di Uliano Lucas, di Luciano D’Alessandro, s’impone violenta l’assenza: sottrazione di tempo, d’identità, del diritto, dell’“umano”.

Gli uomini che affollano i cortili circondati da alte mura, che si muovono instancabilmente in un vuoto di senso. Tanti, fiaccati, distesi immobili: figure indecifrabili, immagini senza tempo.

Le parole della giornalista non mi prendevano di sorpresa. So bene che“quotidiani crimini di pace” accadono ovunque e quotidianamente. Non possiamo smettere di scandalizzarci. Non possiamo restare indifferenti. Nell’ambito del forum salute mentale, delle associazioni, delle cooperative sociali da tempo andiamo manifestando i nostri timori. La posta del forum ( e la mia mail) riceve quotidianedenunce e richieste di aiuto per le impensabili insansatezze che accadono. Da tempo ormai il ministero della salute ha deciso di lasciare all’ultimo posto la salute mentale. La Società italiana di epidemiologia psichiatrica continua con serietà a documentare le disparità regionali, le miserie degli investimenti, la mancanza di una reale volontà di governo. Cosa accadrà ora?

Il disegno di legge (vedi) presentato in Senato lo  scorso settembre e ora a ruolo col numero S2850 sarà un banco di prova per tutti noi e per i governi che verranno.

Finalizzato allo sviluppo e all’attuazione dei principi della legge 180, il Ddl  invoca attenzione, discussione e impegno per far fronte al declino delle culture, delle organizzazioni, delle politiche della salute e per valorizzare e moltiplicare le sorprendenti rimonte di migliaia di persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale.Successi e rimonte possibili proprio in ragione del diritto riconquistato, delle cure, dell’abbandono di pratiche prepotenti e mortificanti, di servizi che si sono sviluppati nel nostro paese nel solco tracciato dalla deistituzionalizzazione e dalla legge del ’78. L’obiettivo del Ddl è quanto mai “semplice”, direi alla nostra portata: concreta attuazione, in tutto il territorio nazionale di misure adeguate per garantire l’effettivo accesso ai diritti, alle cure, a percorsi di emancipazione, al budget di salute, alle possibilità di ripresa individuali.  Il Ddl richiama i servizi, le regioni e le magistrature a particolare sollecitudine e vigilanza nell’attuazione del Tso e delle misure di sicurezza. Un ruolo molto incisivo dovranno avere le persone con l’esperienza, i familiari, i cittadini e le loro associazioni.

Gli eventi che accompagneranno, con gioia immagino, i primi 40 anni della 180 dovranno essere occasione per interrogarsi sul che fare. Il panorama politico è radicalmente cambiato e a maggior ragione dobbiamo convocarci e stare insieme. In questa confusa incertezza che stiamo vivendo abbiamo bisogno di riconoscerci, di tessere reti più fitte, di stringere alleanze, di entusiasmare tanti compagni di lavoro e tanti giovani operatori che sono sfiduciati e scettici. Bisogna, malgrado i tempi, riscoprire il coraggio e la passione civile che hanno accompagnato il difficile cammino dei 40 anni del cambiamento.

Cosa faranno i governi che verranno? Le incognite che abbiamo davanti possono togliere il respiro e ogni possibilità di guardare oltre.

È necessario esserci, dire la propria presenza, trovare il coraggio di raccontare i quotidiani crimini di pace che siamo costretti inerti a testimoniare, aprire un ampio confronto che ci aiuti a mettere in campo proposte, progetti, “sogni”, dare evidenza a tutte le straordinarie esperienze che accadono, riportare sulla scena i

soggetti, le persone, i protagonisti. Ricominciare.

Foto di Berengo Gardin

A quarant’anni dalla caduta del muro di Collegno e dalla legge Basaglia

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 11/03/2018 - 18:20

Un incontro con Peppe Dell’Acqua, Giuliano Scabia, Renato Sarti e Massimo Cirri.

L’incontro si terrà al Polo del ‘900 in Via del Carmine 14 dalle ore 17 alle ore 20 con il seguente programma.

  • Saluti Direttore Fondazione Piemonte dal Vivo Matteo Negrin e Direttore Polo del ‘900 Alessandro Bollo (5’)
  • Presentazione dei relatori (a cura di Massimo Cirri) e breve introduzione di Peppe Dell’Acqua (15’)
  • Visione di un estratto de LA FAVOLA DEL SERPENTE https://www.youtube.com/watch?v=McM9w2t2lv8 (20’)
  • La parola ai teatranti, Renato Sarti e Giuliano Scabia: Il sentiero del teatro dentro la follia (30’)
  • Visione di estratti video dell’uscita di Marco Cavallo dal manicomio di Trieste (20’)
  • Un salto all’oggi, che situazione vivono coloro che si occupano del disagio mentale e come vivono i pazienti? Visione di Navighiamo a vista di Erika Rossi e Piero Passaniti (2007) https://www.youtube.com/watch?v=cCcFyhS5HuI Il lavoro mostra una giornata tipo di 24 ore degli infermieri che lavorano con i disabili psichici oggi nei Centri territoriali di salute mentale di Trieste (30’)

Di Tiziana Ferretti da Ostia per la

Dal Forum Salute Mentale - Gio, 08/03/2018 - 10:34

Di Tiziana Ferretti da Ostia per la rubrica Dialoghi Fotografici

“Quando non sai più che strada prendere”

“Ognuno di noi lascia delle impronte indelebili nel mondo”

Liberarsi dalla necessità degli ospedali psichiatrici giudiziari. Quasi un manuale

Dal Forum Salute Mentale - Gio, 08/03/2018 - 10:28

Venerdì 9 marzo – ore 18.00, Antico Caffè San Marco

“Oggi che la sfida del superamento dell’Opg è sostanzialmente vinta, la grande questione è come dare piena funzionalità al nuovo sistema riformato. Questo può avvenire solo a partire da quei valori che ogni giorno Mario Tommasini e Franco Basaglia hanno testimoniato e che possono ispirare il lavoro di psichiatri, magistrati, forze dell’ordine e di tutta la comunità. Quella comunità che sa manifestarsi nelle forme più belle di fronte alle catastrofi e che tanto fa nel quotidiano e nel silenzio, affinché si affermi in ogni occasione, al di là delle pratiche, delle procedure e delle istituzioni, il valore della persona, di ogni singola persona”.

Il volume verrà presentato venerdì 9 marzo 2018 alle ore 18.00 al Caffè San Marco di Trieste. All’incontro saranno presenti, oltre all’autore Pietro PellegriniGiovanna Del Giudice ConF.Basaglia, Stefano Cecconi Stop Opg e Franco Rotelli presidente Commissione Welfare Fvg.

L’evento rientra all’interno di “Oltre le Rems”, giornate di Alta formazione (9-10 marzo) organizzate dalla Clinica Psichiatrica della Facoltà di Medicina dell’Università di Trieste e da Conferenza per la salute mentale nel mondo/Franco Basaglia.

Le Edizioni alphabeta Verlag di Merano pubblicano Liberarsi della necessità degli ospedali psichiatrici giudiziari. Quasi un manuale. (2017, pp 340, € 16,00, Edizioni alphabeta Verlag). Era il 2012 quando il Parlamento italiano nel votare la legge “svuota carceri” approvò un emendamento che affrontava la questione dei manicomi giudiziari, prendeva atto del rapporto della Commissione parlamentare d’Inchiesta presieduta dal senatore Ignazio Marino che denunciava le condizioni non più sopportabili di quei luoghi, la negazione di ogni diritto per gli internati, l’arcaismo dell’impianto legislativo risalente al codice Rocco del 1930. Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso alla nazione del capodanno 2012 pronunciò un insolito, accorato e commosso appello definendo quei luoghi “indegni di una società appena civile”. Il 30 maggio 2014 venne varata la legge 81/2014 che sancì il definitivo superamento degli Opg. Si giunse al marzo 2015 quando finalmente i primi internati cominciarono a uscire da quelle istituzioni e si avviò un difficile cammino per rendere definitiva quella auspicata chiusura. Sono seguiti due anni di intensa attività per regolamentare, trovare percorsi adeguati, affrontare per la prima volta in un campo così ruvido la secolare contraddizione tra il bisogno di protezione sociale, la limitazione della libertà per gli autori di reato e l’assoluta necessità di affermare il diritto alla cura e alla salute. A gennaio del 2017 l’ultimo internato lasciò l’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto.

Il volume a cura di Pietro Pellegrini, con l’intento di ricordare Mario Tommasini a dieci anni dalla sua scomparsa, raccoglie interventi e scritti per sostenere l’attuazione della legge 81/2014. Gli scritti riferiscono delle riflessioni del gruppo di lavoro che all’interno del Dipartimento di Salute Mentale di Parma opera per realizzare la Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza, per progettare misure alternative, per avviare percorsi terapeutico/riabilitativi personalizzati.

In una prima parte del testo, il lettore sarà informato sul processo di chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari e sulla conseguente attuazione della legge che mette fine al sistema custodialistico e repressivo del ricovero in manicomio criminale; in una seconda parte, invece, il focus si sposterà sulle maggiori criticità della riforma, come ad esempio la sicurezza o la responsabilità professionale, tentando di delineare delle soluzioni coerenti e opportune. La sequenza incalzante dei contributi e l’impostazione dialettica dei contenuti collocano il lettore all’interno di un cantiere, dal quale possa effettivamente ricavare sia un’idea chiara e globale del cambiamento in corso, sia un’occasione di dibattito, confronto e condivisione.

Se, infatti, l’impegno che ha da sempre animato l’operato di Mario Tommasini può essere individuato nella fiducia riposta nel singolo per raggiungere importanti traguardi sociali e politici, così il testo a lui dedicato intende valorizzare la posizione del lettore e la sua partecipazione alla discussione.

“Liberarsi dalla necessità del carcere” era uno degli slogan programmatici del lavoro di Mario Tommasini, di Franco Rotelli e di tanti altri compagni di strada, ma il suo lavoro contro l’esclusione e l’emarginazione lo ha visto altresì intento a combattere la necessità del manicomio, del brefotrofio, degli istituti per i disabili, dei ricoveri per i vecchi: in una parola, di tutte le istituzioni totali, nelle quali si esauriva la vita delle persone e veniva meno il senso stesso della soggettività.

Liberarsi dalla necessità ospedali psichiatrici giudiziari. Quasi un manuale entra a far parte della Collana “180 – Archivio critico della salute mentale”, diretta da Peppe Dell’Acqua. La collana si pone come punto di coagulo e di convergenza delle varie proposte del mondo della salute mentale che in soli sette anni ha messo a catalogo ben 20 titoli. Con questo libro Collana 180 affronta una questione di pressante attualità. Il cambiamento culturale che la chiusura degli Opg sta producendo è un punto di svolta epocale. Le visioni, i principi, le disposizioni, i cambiamenti che la Legge 180 aveva avviato già nel 1978 sembrano trovare oggi un possibile completamento.

L’AUTORE:

Pietro Pellegrini, psichiatra ha maturato esperienze in tutti i campi della salute mentale nei servizi pubblici dagli adolescenti agli adulti, alle dipendenze patologiche. Attualmente Direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Parma ha partecipato attivamente alla campagna per la chiusura degli Opg e ha curato l’apertura della REMS di Parma avvenuta nell’aprile 2015. È docente presso la scuola di specializzazione in psichiatria dell’Università di Parma.

Trieste, 6 marzo 2018

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Ufficio stampa – promozione

“Collana 180 – archivio critico della salute mentale”

Studio Sandrinelli srl

Relazioni pubbliche e comunicazione

Tel. 040 362636 – cell. 339 5739191 (Sarah Salzano)

www.studiosandrinelli.com

Save the Date: incontro a Legnano

Dal Forum Salute Mentale - Lun, 05/03/2018 - 19:08

Il 17 marzo 2018 si terrà a Legnano un incontro di riflessione sulla pericolosità sociale

Locandina:17 03 18 Save The date

Ore 9.00 Saluti Istituzionali Ore 9.15 Giorgio Colombo 40 anni dalla Legge 180 Ore 9.30 Giuseppe Dell’Acqua Fragilità Mentale e Pericolosità Sociale Ore 10.00 Stefania Borghetti
Luca Micheletti La pericolosità sociale dalla prospettiva dei servizi di salute mentale Ore 10.00 Maira Cacucci Fragilità e Pubblica Sicurezza Ore 10.15 Coffee Breack Ore 10.30 Don Virginio Colmegna La pericolosità della sofferenza urbana Ore 11.00 Giorgio Bianconi I determinanti sociali della salute mentale e i disturbi emotivi comuni Ore 11.15 Ilaria Ceroni Welfare locale in tempo di crisi Ore 11.45 Giuseppe Dell’Acqua
Don Virginio Colmegna
Maira Cacucci
Ilaria Ceroni Interventi: Salvaguardare e promuovere la salute mentale. Dalla lezione dei promotori della Legge 180 alle azioni sul territorio al giorno d’oggi.

Discussione aperta Ore 12.30 Conclusione del Convegno e saluti Allegati

I figli caregiver al parlamento europeo

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 04/03/2018 - 18:30

COMUNICATO STAMPA

COMIP, l’associazione creata a Terni da e per i figli di genitori con un disturbo psichico, la prima in Italia nel suo genere, vola a Bruxelles per dare voce ai giovani caregiver al parlamento europeo

“CHILDREN OF MENTALLY ILL PARENTS – Associazione di Promozione Sociale”, l’associazione creata a Terni da e per figli di genitori affetti da una patologia psichiatrica per dare voce a bambini, adolescenti, giovani adulti e adulti che vivono una situazione simile in famiglia, volerà a Bruxelles il 6 marzo 2018 per portare la sua testimonianza al Parlamento Europeo.

EUROCARERS, la federazione europea delle associazioni di caregiver familiari, ha organizzato infatti un Incontro del Gruppo di Interesse dei Caregiver Informali dal titolo: “Young Carers: Challenges & Solutions”, ovvero “Giovani Caregiver: Sfide e Soluzioni”.

Mentre la tematica generale della cura informale sembra essere, lentamente, ma progressivamente riconosciuta dai policy maker, i giovani caregiver, i minori con responsabilità di cura, non compaiono ancora sull’agenda delle politiche nazionali o europee. Fortunatamente, negli ultimi anni, questo gruppo dimenticato è stato oggetto di alcune ricerche nazionali ed europee, che ne hanno messo in evidenza la condizione ed i bisogni.

L’obiettivo dell’imminente meeting del Gruppo di Interesse sarà dunque:

• Evidenziare la situazione dei giovani caregiver (minori con responsabilità di cura),

• Sottolineare i loro bisogni e le sfide che affrontano,

• Avanzare raccomandazioni su come rispondere a questi bisogni,

• Esplorare possibilità per un’azione in ambito UE per assicurare politiche attente ai giovani caregiver a tutti i livelli.

Fra gli speaker chiamati a questo importante incontro, a rappresentare i giovani caregiver europei saranno Stefania Buoni, dall’Italia, presidente e fondatrice dell’associazione COMIP, e Kirsi Hokkila, dalla Finlandia, project manager di ALISA-project.

La voce dei professionisti sarà rappresentata dal Professor Saul Becker dell’Università del Sussex (Gran Bretagna), pioniere da 25 anni nella ricerca sui minori con responsabilità di cura, e Margaret Tuite, coordinatrice per i Diritti dei Bambini alla Commissione Europea DG Justice.

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti:

www.comip-italia.org

www.facebook.com/comip.italia

http://www.eurocarers.org/European-Parliament-Interest-Group-on-Carers-Upcoming-Events

Dopo di noi il futuro

Dal Forum Salute Mentale - Sab, 03/03/2018 - 19:27

Costruire futuro – Ripensare il dopo di noi con l’Officina della vita indipendente (di Cecilia Marchisio e Natascia Curto, Edizioni Centro Studi Erickson, 2017) raccoglie anni di lavoro sul campo e di ricerca di operatori provenienti da differenti esperienze che intorno alle famiglie e alle persone sono riusciti a coordinarsi a lavorare assieme e che oggi ci regalano il frutto delle loro riflessioni e del loro lavoro: un piccolo prezioso manuale.

Lofficina della vita indipendente che il libro racconta è un approccio che promuove la capacitazione dei genitori, sostenendoli nella costruzione del progetto di vita del figlio con disabilità fin dalla più tenera età (l’officina è destinata a genitori di bambini 0-14). I genitori, oltre un centinaio, coinvolti fino ad oggi hanno partecipato a officine condotte in gruppi eterogenei sia per età dei figli che per tipologia di disabilità. Attraverso il progressivo lavoro di capacitazione, la famiglia viene sostenuta in una assunzione della regia educativa e del progetto di vita, volta non solo ad ottenere servizi – in collaborazione con la rete formale – ma anche ad orientare in maniera diffusa lo sguardo della comunità – la rete informale. Questo lavoro costituisce un agire preventivo rispetto all’istituzionalizzazione: i genitori riacquistano il potere e la capacità di determinare i percorsi familiari e iniziano precocemente a impostare quel sistema di legami orientati al futuro e al rispetto dei diritti che consentiranno ai loro figli di vivere fuori della istituzioni. La vita indipendente infatti, sancita come diritto per tutte le persone con disabilità dall’articolo 19 della Convenzione ONU, nient’altro è che l’esito di un processo di deistituzionalizzazione. Promuovere la vita indipendente delle persone con disabilità non significa infattimetterle in grado di fare tutto da sole, bensì costruire insieme e attorno ad ogni persona un sistema di supporto personalizzato e multicentrico che consenta a tutti, indipendentemente dalle caratteristiche personali di vivere nella sua comunità di appartenenza (che non è necessariamente quella di origine, ma quella che sceglie);  di praticare i diritti civili e partecipare come cittadino alla vita quotidiana; di effettuare, anche se sostenuto, le scelte relative alla sua vita.Essere indipendenti, nel concreto della vita di ciascuno, significa vivere in una rete di relazioni molteplici, multicentrica e diversa per ciascuno, che nel tempo è stata costruita seguendo le proprie inclinazioni, i propri desideri e le opportunità offerte dai contesti, ovvero facendo delle scelte. Siamo indipendenti perché sappiamo cucinarci un pasto o perché siamo in grado di prendere i mezzi pubblici? Nessuno di noi lo direbbe della propria esistenza: non è questo il punto. Vivere una vita indipendente non passa da essere capaci di ma da essere in relazione con.L’officina della vita indipendente accompagna i genitori a radicare i percorsi di vita indipendente nella prospettiva della deistituzionalizzazione consentendo di superare la centralità che tutt’ora spesso le dimensioni della diagnosi e della gravità mantengono nel determinare i percorsi esistenziali delle persone con disabilità.

Riferimenti: Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità https://www.centrostudidivi.unito.it/home/la-convenzione-onu ;Officina per la vita indipendente https://www.centrostudidivi.unito.it/progetti/officina-per-la-vita-indipendente ;Costruire futuro – Ripensare il dopo di noi con l’Officina della vita indipendente https://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=41820

Sulla Povertà della psichiatria

Dal Forum Salute Mentale - Ven, 02/03/2018 - 13:50

Vorrei che questo libro fosse un contributo alla formazione di giovani marinai di un intrepido equipaggio


Il grande dibattito sull’esistenza o la non esistenza della malattia mentale e sulla funzione normalizzatrice della psichiatria che ha attraversato gli anni Sessanta e Settanta oggi è spento.

L’ambizione di questo libro non è soltanto quella di formulare una critica della psichiatria contemporanea, ma anche di indicare strade possibili perché essa possa uscire dal vicolo cieco nel quale è intrappolata. Superare l’impasse significa uscire dai limiti disciplinari della psichiatria biologica e avventurarsi nella complessità.
Occuparsi di malattia mentale significa allora rompere lo schema salute/malattia e confrontarsi con la sofferenza, quando ciò avviene all’incrocio tra l’intimo delle storie di ciascuno e i luoghi pubblici che abitiamo. Occorre così ripartire dall’ascolto e dalla clinica individuale del paziente, attraversando territori via via più complessi e sociali, fino a incontrare le contraddizioni e le sfide della comunità politica.

«I dieci saggi che compongono questo libro sono stati scritti nell’arco di molti anni ma tutti declinano la medesima convinzione profonda, ossia che la Psichiatria sia una disciplina il cui costrutto epistemologico è fragilissimo e la cui dimensione morale è opaca e ambigua. Gli psichiatri, come dice bene la lingua francese, “font avec”, ossia convivono con la Psichiatria, taluni amandola e altri sopportandola. Certamente moltissimi psichiatri compiono uno straordinario lavoro quotidiano di ascolto, accoglienza e aiuto ai loro pazienti. Non sono infatti i tantissimi generosi e dedicati psichiatri a essere «impoveriti» dalla povertà della Psichiatria ma piuttosto è l’arroganza della disciplina che ne impoverisce l’azione e avvilisce i suoi piú ciechi e ottusi esponenti. Dunque, dieci saggi non sugli psichiatri ma sulla psichiatria e le sue miserie, le sue ambiguità, i suoi fallimenti. Questi brevi saggi tuttavia non sono soltanto una critica alla Psichiatria ma indicano anche delle strade possibili perché essa possa uscire dall’impasse creato dalla propria debolezza teoretica che troppo spesso si trasforma in forza pratica oppressiva».

Benedetto Saraceno è psichiatra ed esperto di sanità pubblica. Ha lavorato a Trieste con Franco Basaglia e Franco Rotelli. Dal 1999 al 2010 è stato il direttore del Dipartimento di salute mentale e abuso di sostanze della Organizzazione mondiale della salute (Oms) e dal 2008 ha diretto il Dipartimento di malattie non trasmissibili. Attualmente è professore ordinario di Global Health alla Università di Lisbona. Saraceno ha pubblicato più di duecento articoli su riviste scientifiche internazionali e alcuni libri fra cui Discorso Globale – Sofferenze Locali (Il Saggiatore 2014).


La vita sospesa

Dal Forum Salute Mentale - Gio, 01/03/2018 - 13:29

Tiziana Ferretti condivide con noi due foto scattate nella nevicata a Ostia del 26 febbraio intitolate: “La vita sospesa..”

Il disagio della vita quotidiana

Dal Forum Salute Mentale - Mar, 27/02/2018 - 20:37

di Fabrizio Starace

Ringrazio Keller per il commento all’articolo “Salute Mentale, la mappa del disagio” pubblicato nel Sole24Ore Sanità del 13 febbraio u.s. Le questioni che pone meritano a mio avviso un supplemento di riflessione. Anch’io non credo che “da quando non c’è più il manicomio c’è più gente che soffre”: sarebbe effettivamente paradossale solo immaginare un’ipotesi del genere, e non c’è bisogno di scomodare Sir Michael Marmot per affermare che l’aumento del disagio e dei problemi di salute mentale della popolazione costituisce fenomeno globale che rinvia al più ampio tema delle disuguaglianze e dei determinanti sociali. E tuttavia, chi sia genuinamente interessato a perseguire il benessere della comunità non può non interrogarsi sulla diffusione dei c.d. “disturbi psichiatrici comuni” e sulla reale capacità che il sistema di welfare ha di individuarli, comprenderli, e realizzare le migliori strategie di cura e assistenza. Consapevoli – e qui concordo ancora con l’analisi di Keller – che i cambiamenti culturali determinati dalla Legge di Riforma del 1978 (e una più generaleridefinizione dei concetti di salute e malattia) hanno determinato attesenon solo nelle persone con disturbi psichiatrici gravi, ma anche nei milioni di persone che vedono compromessa quotidianamente la propria “ricerca della felicità” da problemi d’ansia o depressione. Il problema è che tali aspettative risultano non corrisposte in larga parte del Paese!

Non è qui il caso di citare il “peso” che tali problemi rappresentano sui singoli: in termini di sofferenza personale, economici, di riduzione della qualità della vita, di compromissione del ruolo sociale e relazionale. Vorrei invece riaffermare l’importanza di considerare gli screening (o se si preferisce: le indagini di popolazione) un fondamentale strumento di conoscenza delle condizioni della comunità e della capacità di risposta che il sistema di welfare possiede. L’esempio che ho citato nell’articolo mi pare chiarificatore: scusandomi per l’auto-citazione ne riporto testualmente il contenuto (il corsivo è mio)

Pur non essendo tout court riconducibile a un bisogno di natura sanitaria, il numero di soggetti con alta probabilità di presentare disturbi ansiosi e/o depressivi offre preziose informazioni sul grado di benessere/malessere della popolazione generale e ci consente di monitorare gli effetti sulla salute mentale di eventi e contingenze che riguardano l’intera comunità. A riprova di ciò si consideri la variazione rilevata tra … 2013 (anno in cui il Paese era attraversato in pieno dalla crisi economica) e … 2005: in quest’ultima rilevazione la prevalenza stimata era pari a 12,5% (corrispondente a 4.588.089persone della popolazione generale). In altri termini, negli anni della crisi ben 892.029 persone in più risultavano positive allo screening per problemi di salute mentale. A ciò non ha corrisposto, purtroppo, una maggiore attenzione agli interventi preventivi e di supporto cui ci richiamano le principali Agenzie sanitarie internazionali”

Le indagini di popolazione sono quanto di più democratico è possibile immaginare per comprendere la coerenza delle azioni di sistema con la domanda reale. Sono esattamente all’opposto del panopticon immaginato per garantire il controllo nelle istituzioni totali. Sono anzi lo strumento con cui i cittadini possono far sentire la loro voce, per quanto scomoda e non conformista.

La fake news dei 12 milioni di italiani che rinunciano alle cure per motivi economici ha inquietato non poco gli amministratori della salute pubblica, che si sono affrettati ad approfondire, a smentire, ad argomentare, a rilanciare sul controllo delle liste d’attesa. Nulla di tutto ciò si è verificato nel caso dei disturbi psichiatrici comuni, nessuna azione di sistema è stata programmata e tantomeno implementata. E non si tratta qui di voler “psichiatrizzare” una quota rilevante della popolazione: chi teme questo rischio credo sia influenzato dalla stessavecchia idea di psichiatria che vuole esorcizzare. Se la preoccupazione è vedere milioni di persone affrontare questi problemi affidandosi allo psicofarmaco di turno, occorre riflettere sul fatto chequesto già avviene!(v. dati AIFA), proprio a causa della scarsa attenzione che il tema riveste nell’attuale situazione di crisi dei Servizi.

Programmare e realizzare efficaci interventi di comunità per i disturbi psichiatrici comuni significa restituire alla psichiatria quella funzione di “confine” e di aggregatore tra scienze mediche, psicologiche e sociali, e agli psichiatri quelle competenze antropologiche che un neo-positivismo infelice vorrebbe relegare entro pochi circoli “elitari”.

Ascoltare la domanda di assistenza, di aiuto, cui le indagini di popolazione danno voceè anche uno degli strumenti migliori per superare certa autoreferenzialità operativa (ma soprattutto culturale) che per scelta, convenienza o necessità caratterizza ancora il mondo della salute mentale in Italia. Il confronto sulle strategie migliori per affrontare i temi posti alla nostra attenzione, quello sì potrà essere terreno di conflitto: ma esplicito, argomentato, orientato al perseguimento dell’interesse comune. Credo di questo vi sia un grande bisogno, al di là degli ecumenismi di facciata che confermano le divisioni di fatto.

Se io fossi un angelo chissà cosa farei..

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 25/02/2018 - 13:06

foto di Claudia è: “se io fossi un angelo chissà cosa farei..” presso cimitero acattolico di Roma

Bersaglio contro ogni manicomio lager

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 25/02/2018 - 13:04

foto di Manuel “Bersaglio contro ogni manicomio lager” dal monumento ai caduti contro ogni violenza presso Piramide di Roma.

HO DISEGNATO Lettera a una professoressa

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 25/02/2018 - 13:00

“Centro F.R. & D. Lorenzo Milani & scuola di Barbiana”

Dall’introduzione al libro “HO DISEGNATO Lettera a una professoressa” di Monica Fabbri

Vicchio. Marzo 2017

Le parole di Don Milani non sono illustrate. Ma drammatizzate dal disegno di Monica. Portate sulla scena delle emozioni.

Il tratto delle due linee, quella rossa e quella blu, non vanno soltanto a delineare simbolicamente il senso del pensiero che le precede. Lo fanno bensì risuonare nelle emozioni del lettore. In maniera così nitida e immediata da farsi folgorazione.

L’uso dei due colori sa un po’ di matita a due capi che la vecchia scuola usava per cassare gli errori. Ma visualizza soprattutto benissimo il contrasto. L’antinomia che percorre tutto il libro di Don Milani. Tra la scuola tradizionale e quella di Barbiana.

Ecco allora che la linea si fa spezzata e contorta quand’è l’oppressione della vecchia scuola, e si apre invece in braccia e mani rotonde quando l’insegnamento si fa nuovo.

E i rapporti di potere su cui la vecchia scuola si fonda schiacciano le figure in altezze sproporzionate alla giusta misura umana.

La velocità del tratto di Minica scopre invece il cuore del pensiero che ciascun disegno rappresenta con una dfacilità e un istinto di comunicazione tali che è già in atto: L’insegnamento del prete di Barbiana.

Jessica Pecchioli

Scrittrice

Firenze. Maggio 2017

Dieci anni di 180. “La rivoluzione nella pancia di un cavallo”

Dal Forum Salute Mentale - Ven, 23/02/2018 - 18:36

in una lezione agli infermieri, nel 1979 – un anno dopo l’approvazione della legge 180 in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” – Franco Basaglia dichiarò alla platea che lo ascoltava, con interesse e passione, come “aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a ‘questo’ malato”. Il 2018 vede la ricorrenza dei quaranta anni dalla promulgazione di una legge storica, che oltre a cambiare l’approccio ha mutato, in meglio, il destino di centinaia di pazienti ai quali viene restituito un diritto alla dignità. Il rispetto dei diritti della persona, concetto basilare da cui parte l’intera rivoluzione di Franco Basaglia, condotta grazie al supporto dell’Associazione Psichiatria Democratica da lui fondata, getta nuova luce sulla ‘follia’, rifuggendo invece la logica manicomiale repressiva e puntando sull’assistenza territoriale. In una pubblicazione capitale, ‘Che cos’è la Psichiatria’, risalente al 1967, Basaglia spiega in parole semplici come non si possa restare a modelli antiquati e come il concetto di critica debba prevalere, anche in una disciplina scientifica, scardinando – o quasi – il confine tra l’arte e il protocollo clinico: “In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”. Una presa d’atto di uno stato mentale che non si può né eliminare, né ignorare, e soprattutto da non tradurre per mezzo della scienza in una operazione svuotata di umanità. Humanitas, parola cara alle lettere greche, latine e italiane ma anche ad Ippocrate, un manifesto per un giuramento che nel 1978 trova nuovi argomenti. Proprio sull’asse medicina/arte, strettamente interconnesso anche per i benefici che la conoscenza, con il suo potere terapeutico, apporta ai pazienti, nasce il progetto de ‘La rivoluzione della pancia di un cavallo’. Uno spettacolo che abbina parti narrate, spiccatamente teatrali, a musiche e testi inediti, con un cast di musicisti e attori professionisti diretto dall’ideatrice, cantautrice e psicoterapeuta Daniela Di Renzo. La data zero, in prima nazionale, è fissata per il 25 marzo 2018 al Teatro Tognazzi di Velletri. Per ragionare, in un contesto differente rispetto ad un’impostazione cattedratica, sull’impatto sociale della riforma promossa, che ha virato completamente gli studi e gli approcci verso una lettura fenomenologica della malattia mentale. “Si raccontano tracce di storie giocate tra il reale e l’immaginario”, si legge nella sinossi ufficiale, presente sul sito del progetto www.larivoluzionenellapanciadiuncavallo.com. “In scena, una sola attrice rappresenta più ruoli, ognuno di essi giocati sulla linea di confine che separa la ‘normalità’ dalla follia. La musica ha un ruolo centrale, interamente scritta per lo spettacolo”. Lo spettacolo si avvale del supporto dell’Associazione Psichiatria Democratica, direttamente coinvolta in qualità di partner del progetto, dell’Associazione Memoria ’900, e del CSM di Tor Marancia, nonché della Cooperativa Integrata Radio Fuori Onda. Se una delle affermazioni più celebri dello psichiatra Basaglia recita che c’è un altro modo di affrontare la questione, anche la trasposizione artistica delle rivoluzionarie pratiche di psichiatria critica in Italia rappresenterà una maniera diversa e forse più efficace per ritornare a ragionare su una riforma, quella della Legge 180, che oggi non ha perso neanche un minimo della sua attualità. Rocco Della Corte Progetto “La rivoluzione nella pancia di un cavallo” Articolo ->http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=59055 Dieci anni di 180. “La rivoluzione nella pancia di un cavallo”

15 FEBGentile Direttore,
in una lezione agli infermieri, nel 1979 – un anno dopo l’approvazione della legge 180 in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” – Franco Basaglia dichiarò alla platea che lo ascoltava, con interesse e passione, come “aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a ‘questo’ malato”.

Il 2018 vede la ricorrenza dei quaranta anni dalla promulgazione di una legge storica, che oltre a cambiare l’approccio ha mutato, in meglio, il destino di centinaia di pazienti ai quali viene restituito un diritto alla dignità.

Il rispetto dei diritti della persona, concetto basilare da cui parte l’intera rivoluzione di Franco Basaglia, condotta grazie al supporto dell’Associazione Psichiatria Democratica da lui fondata, getta nuova luce sulla ‘follia’, rifuggendo invece la logica manicomiale repressiva e puntando sull’assistenza territoriale.

In una pubblicazione capitale, ‘Che cos’è la Psichiatria’, risalente al 1967, Basaglia spiega in parole semplici come non si possa restare a modelli antiquati e come il concetto di critica debba prevalere, anche in una disciplina scientifica, scardinando – o quasi – il confine tra l’arte e il protocollo clinico: “In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”.

Una presa d’atto di uno stato mentale che non si può né eliminare, né ignorare, e soprattutto da non tradurre per mezzo della scienza in una operazione svuotata di umanità. Humanitas, parola cara alle lettere greche, latine e italiane ma anche ad Ippocrate, un manifesto per un giuramento che nel 1978 trova nuovi argomenti.

Proprio sull’asse medicina/arte, strettamente interconnesso anche per i benefici che la conoscenza, con il suo potere terapeutico, apporta ai pazienti, nasce il progetto de ‘La rivoluzione della pancia di un cavallo’. Uno spettacolo che abbina parti narrate, spiccatamente teatrali, a musiche e testi inediti, con un cast di musicisti e attori professionisti diretto dall’ideatrice, cantautrice e psicoterapeuta Daniela Di Renzo.

La data zero, in prima nazionale, è fissata per il 25 marzo 2018 al Teatro Tognazzi di Velletri. Per ragionare, in un contesto differente rispetto ad un’impostazione cattedratica, sull’impatto sociale della riforma promossa, che ha virato completamente gli studi e gli approcci verso una lettura fenomenologica della malattia mentale.

“Si raccontano tracce di storie giocate tra il reale e l’immaginario”, si legge nella sinossi ufficiale, presente sul sito del progetto www.larivoluzionenellapanciadiuncavallo.com. “In scena, una sola attrice rappresenta più ruoli, ognuno di essi giocati sulla linea di confine che separa la ‘normalità’ dalla follia. La musica ha un ruolo centrale, interamente scritta per lo spettacolo”.

Lo spettacolo si avvale del supporto dell’Associazione Psichiatria Democratica, direttamente coinvolta in qualità di partner del progetto, dell’Associazione Memoria ’900, e del CSM di Tor Marancia, nonché della Cooperativa Integrata Radio Fuori Onda. Se una delle affermazioni più celebri dello psichiatra Basaglia recita che c’è un altro modo di affrontare la questione, anche la trasposizione artistica delle rivoluzionarie pratiche di psichiatria critica in Italia rappresenterà una maniera diversa e forse più efficace per ritornare a ragionare su una riforma, quella della Legge 180, che oggi non ha perso neanche un minimo della sua attualità.

Rocco Della Corte
Progetto “La rivoluzione nella pancia di un cavallo”

Salute mentale per tutti?

Dal Forum Salute Mentale - Gio, 22/02/2018 - 18:44

di Sergio Keller

Nella critica o autocritica psichiatrica un passaggio fondamentale è stato la ridefinizione del campo di competenza dei servizi di salute mentale. Quando si è iniziato a pensare l’altro non come pazzo ma come persona con sofferenza mentale, ci si è anche accorti che la sofferenza riguarda un po’ tutti e allora l’orizzonte dei servizi di salute mentale si è ampliato: anche chi ha problemi d’ansia o depressioneè diventato un potenziale utente dei servizi. Uno degli effetti della trasformazione della psichiatria è stato, quindi, l’aumento del numero di persone che ne hanno bisogno. Allora, se da quando non c’è più il manicomio c’è più gente che soffre, forse la pazzia è contagiosa? Per evitare queste conclusioni assurde è necessario avere ben presente il senso della trasformazione della psichiatria, perché il mero dato statistico può essere fuorviante.

Fabrizio Starace nell’articolo “Salute mentale, la mappa del disagio”, pubblicato il 13 febbraio sul Sole 24 Ore (LINK), interpreta l’aumento del «fabbisogno di salute mentale» come «cospicuo aumento dei problemi di salute mentale della popolazione».L’intento di Starace è nobile e pienamente condivisibile: sollecitare le istituzioni a incrementare i finanziamenti ai servizi di salute mentale a fronte di una domanda crescente, ma occorre analizzare con attenzione le cause dell’aumento del fabbisogno di salute mentale, altrimenti sembra che stiamo impazzendo tutti e rischiamo di fare passi indietro sul fronte teorico.

I dati statistici sui disturbi psichiatrici comuni (Dpc)mostrano l’aumento delle diagnosi e delle persone con alta probabilità di presentare disturbi ansiosi o depressivi, ma la causa di questo aumento non è necessariamente quella indicata da Starace (più malessere nella popolazione): può essere che a parità di condizioni (rapporto benessere/malessere) sempre più persone si rendano conto che la salute mentale sia qualcosa che li riguardi, specialmente perché –gradualmente – la società inizia a comprendere il senso della nuova salute mentale e, al contempo, sempre gradualmente, la salute mentale diventa veramente qualcosa di diverso dalla vecchia psichiatria.

Secondo quest’analisi l’aumento del fabbisogno di salute mentale è causato dal progressivo attenuarsi dello stigma della pazzia (c’è sempre meno vergogna nel concepirsi come bisognosi di aiuto) e, inoltre, dalla maggiore sensibilità delle persone nei confronti della propria salute: la diffusione della cultura e del benessere ha cambiato le aspettative e gli obiettivi delle persone, non si tratta più di sopravvivere, si vuol stare bene. I disturbi psichiatrici comuni rientrano a pieno titolo nel campo della salute mentale, ma solo da quando per ‘salute mentale’ intendiamo qualcosa di più ampio che riguarda il benessere delle persone.

Indagare le cause dell’aumento del fabbisogno di salute mentale può sembrare superfluo, ma non lo è, perché, se consideriamo il 14,8% della popolazione come potenziali utenti di salute mentale e manteniamo una concezione vecchia (o ibrida) di psichiatria, corriamo il rischio di psichiatrizzare la società: invece di slegare i matti, cominciamo a legare tutti.

La mossa di aprire la salute mentale al 14,8% della popolazione o, forse, al 100% della popolazione, ci è consentita solo se la psichiatria avrà completato il processo di cambiamento in salute mentale comunitaria: qui entra la comunità, è qualcosa che riguarda tutti, perché tutti abbiamo fragilità, difficoltà, sofferenze. Per questa salute mentale è giusto chiedere alle istituzioni un aumento dei finanziamenti, perché si fa carico della qualità della vita dei cittadini. Se, invece, «gli strumenti di screening» – e diciamolo, un po’ evocano il Panopticon di Bentham – cominciano a includere nel discorso psichiatrico standard sempre più persone, allora torniamo alla medicalizzazione dei soggetti, esattamente ciò da cui volevamo allontanarci attraverso il percorso culturale intrapreso da Basaglia.

Se la salute mentale comunitaria vincerà la sfida culturale, potrà includere tutti, perché avrà rinunciato a ridurre le persone a soggetti da normalizzare, avrà rinunciato al canto seducente del positivismo che rende oggetto tutto e tutti, avrà rinunciato al sogno spinoziano di geometrizzare le emozioni e alla tentazione contemporanea di medicalizzare le emozioni negative.

Per questo commento ringraziamo Sergio Keller, laureato in filosofia, ha studiato a Trieste, Bologna e Tübingen. Sta lavorando a un documentario sui servizi di salute mentale della provincia di Rio Negro (Argentina).

Collegno: 40 anni di legge Basaglia. Un anniversario che arriva in teatro

Dal Forum Salute Mentale - Mar, 20/02/2018 - 19:41
Alla Lavanderia a Vapore in scena venerdì lo spettacolo “Senza Filtro”, dedicato alla figura della poetessa Alda Merini. Ma il calendario di eventi è molto più ricco Nel 2018 si festeggiano i 40 anni dalla promulgazione della Legge Basaglia: la Fondazione Piemonte dal Vivo e la Città di Collegno propongono, in occasione di questo anniversario, un calendario di iniziative teatrali, musicali, espositive per alimentare il dibattito intorno al tema della malattia mentale, della tutela dei diritti, dell’inclusione, dell’accoglienza, del rispetto della dignità della persona. Una scelta “di territorio” non casuale, visto che proprio a Collegno – oltre 160 anni fa – fu istituito il Manicomio, istituzione che segnò profondamente il territorio, ma anche il costume e il modi di dire tramandati fino ai giorni nostri. Qualcosa cambiò, però, nel 1977, quando – anticipando di un anno la legge Basaglia – l’Amministrazione Comunale di Collegno fece abbattere un lungo tratto del muro di cinta che circondava il Manicomio, un atto coraggioso che permise a migliaia di cittadini di entrare per la prima volta in quel luogo dove era stata allestita la mostra dal titolo “Collegno, proposte e documenti” che nel sottotitolo aveva la spiegazione di quell’atto dirompente: “… per un nuovo rapporto tra istituzione psichiatrica e città …”. Negli anni successivi, si completò l’opera di demolizione del muro e quel luogo di coercizione si trasformò in un parco aperto a tutti i cittadini, in uno spazio per la cultura e lo svago, come tra l’altro anticipato in quella esposizione del 1977. All’interno della stagione 2017/2018 Together We Dance, ideata da Piemonte dal Vivo e ospitata in quella che fu la lavanderia dell’ex Ospedale Psichiatrico, un fil rouge collega alcuni spettacoli, tra danza e teatro, scelti per ricordare questo importante anniversario. E si comincia venerdì, 16 febbraio, con “Senza Filtro – Uno spettacolo per Alda Merini”, di Fabrizio Visconti e con la coautrice Rossella Rapisarda. Lo spettacolo è scandito da una passeggiata lungo ai Navigli insieme alla poetessa, per entrare nella sua vita senza filtri, fatta di troppo amore fino alla follia. Tra gli altri appuntamenti che fanno da cornice a questa ricorrenza, poi, spiccano l’esposizione fotografica di Gianni Berengo Gardin, lo spettacolo-concerto di Simone Cristicchi, una mostra realizzata dalla Società Tedesca di Psichiatria, concerti e altri incontri. Il calendario completo ideato dal Comune di Collegno, con iniziative fino a giugno 2018, è disponibile sul sito della Città di Collegno. Articolo da ->http://www.torinoggi.it/2018/02/13/leggi-notizia/argomenti/eventi-11/articolo/collegno-oltre-160-anni-di-legge-basaglia-e-40-di-manicomio-un-anniversario-che-arriva-in-teatro.html

Tornano ‘I mercoledì della Volpe’

Dal Forum Salute Mentale - Lun, 19/02/2018 - 20:33

San vito al Tagliamento – Tre incontri di riflessione incentrati su violenza sulle donne, educazione giovani e malattie psichiatriche.

Tornano “I mercoledì della Volpe”, incontri aperti al pubblico dedicati alla riflessione di temi sociali, organizzati dalla cooperativa sociale casarsese Il Piccolo Principe negli spazi della fattoria sociale La Volpe sotto i Gelsi, in località Comunali a San Vito al Tagliamento. Tre gli appuntamenti in programma a febbraio dedicati ciascuno, ad un tema sociale diverso: la violenza contro le donne (14 febbraio), l’educazione delle giovani generazioni (21 febbraio) e la malattia psichiatrica (28 febbraio). Gli eventi sono organizzati con la collaborazione delle cooperative sociali Futura e il Granello, dell’amministrazione comunale di San Vito al Tagliamento e l’Azienda Sanitaria 5 Friuli Occidentale.


“Sarà un’occasione per riflettere e approfondire grandi tematiche sociali – ha spiegato Luca Zavagno, referente dell’area Integrazione Sociale de Il Piccolo Principe -. Avremo la possibilità di prendere parte ad un’interessante reading teatrale della compagnia Recitar Giocando dell’Ute di San Vito sul tema della violenza contro le donne e alla visione di due film d’autore che ci introdurranno a tematiche importanti come l’educazione dei nostri ragazzi e la psichiatria. Non solo – ha aggiunto Zavagno – questi incontri ci permettono anche di farci conoscere più da vicino e far capire che tipo di lavoro svolgiamo: infatti a La Volpe sotto i Gelsi, solo nell’ultimo anno – includendo anche il progetto Orti solidali di Torrate – sono state seguite 69 persone con svantaggio, di cui alcune con disabilità e fragilità psichiatriche”.
Il primo incontro di “I mercoledì alla Volpe” sarà il 14 febbraio. Alle 14.30 la lettura teatrale Benvenute in paradiso, storie di donne “amate” e uccise, liberamente tratto dal libro “Ferite a morte” di Serena Dandini della Compagnia Recitar Giocando dell’Ute di San Vito al Tagliamento, per la regia di Carla Manzon.
Il secondo appuntamento è fissato per mercoledì 21 febbraio alle 14.30 con la proiezione di I nostri ragazzi. Nel film di Ivano De Matteo, Alessandro Gassman è un padre avvocato la cui figlia adolescente si macchia di un atroce delitto. A fargli da contraltare «etico», il fratello Luigi Lo Cascio. Nel film si analizza in maniera profonda e toccante, il difficile rapporto tra genitori e figli.
L’ultimo appuntamento è in calendario per mercoledì 28 febbraio alle 14.30 con la proiezione di Il grande cocomero. Nel noto film di Francesca Archibugi, la piccola Pippi è vittima di attacchi epilettici, e il giovane psichiatra infantile Arturo cerca di aiutarla. Ispirato all’esperienza di Marco Lombardo Radice, la pellicola ha vinto tre David di Donatello 1993 e molti altri premi. Ad introdurre la proiezione, Piero Colussi, psicologo ma anche esperto di cinema, tra i fondatori del Cinemazero e delle Giornate del Cinema Muto.
Al termine degli incontri, che si terranno anche in caso di maltempo, ci sarà un rinfresco aperto a tutti i partecipanti in cui si potranno gustare le specialità preparate dai ragazzi con disabilità del Centro socio occupazionale e dagli utenti de La Cucina delle Fratte Il Piccolo Principe.
Come detto, la fattoria sociale La Volpe sotto i Gelsi, gestita dal Piccolo Principe, è un progetto che ha l’obiettivo di attuare percorsi di integrazione lavorativa e sociale per persone con svantaggio, con disabilità e con fragilità psichiatrica. La Volpe sotto i Gelsi è anche fattoria didattica e offre percorsi mirati per bambini e ragazzi delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado con l’obiettivo di far conoscere, a seconda delle stagioni, i frutti della terra e avvicinare ai profumi e ai ritmi della natura.

Un Commento a “Sul pregiudizio”

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 18/02/2018 - 18:52
Di Luigi Benevelli

Non sono stati abbastanza l’angoscia e l’orrore prima per l’uccisione e lo squartamento di una diciottenne con problemi di dipendenza patologica, pare ad opera di un giovane spacciatore africano, poi per il raid anti-immigrati di un giovane maschio italiano tatuato da fascista. Ancora peggiori sono state, a mio avviso, le reazioni di troppi protagonisti della campagna elettorale politica in corso, tese da una parte a “tranquillizzare” l’opinione pubblica (noi non faremmo mai cose del genere; non preoccupatevi, Luca Traini è un matto !!) e dall’altra a dire che però Luca Traini aveva tutte le ragioni di questo mondo a sparare ai “negri” per le vie del centro di Macerata.
La pressione alle nostre coste di mare di folle di giovani donne e uomini africani, ma non solo, costituisce un problema di difficile gestione per i governi italiani (anche per la chiusura di molti Stati UE), ma dobbiamo sapere che non rendiamo più agevoli le soluzioni se definiamo quelli che si trovano in Italia, spesso loro malgrado, “clandestini”, lasciando intendere che siano tutti da cacciare in qualsiasi modo (dove?). Il fatto è che le nostre politiche di accoglienza si sono rivelate inadeguate, a partire dalla Bossi Fini, anche creando la figura del “clandestino”. La storia dei “clandestini” è un po’ come quella dei figli “illegittimi”, anche loro definiti per legge come se fossero esistiti “in natura”: è bastato riformare il diritto di famiglia che oggi di “illegittimi” non ce ne sono più.
Sulla strada del dr. Fontana, sindaco di Varese che ha blaterato di “razza” a 80 anni dall’adozione di una legislazione razzista nei Codici del Regno d’Italia, si sono purtroppo susseguiti molti altri candidati e molte altre candidate. Ma adesso, dopo il tentativo di strage da parte di Luca Traini, il tono e i contenuti del confronto politico elettorale sono assai peggiorati per l’irruzione di un “Trumpismo” violento e sguaiato.
È urgente e doveroso cambiare registro,

La situazione della salute mentale in Lombardia

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 18/02/2018 - 18:44

Poco territorio, molti Tso, contenzioni e porte chiuseLettera aperta ai candidali alle prossime elezioni regionali e nazionali della Lombardia. Campagna salute mentale
- R.U.L. (Rete utenti lombardi)
-  .R.A.Sa.M (Unione regionale associazioni per la Salute Mentale)
- Forum salute mentale lombardia
- Forum terzo  Settore lombardia Carissimo candidato, desideriamo farti conoscere il punto di vista delle persone con una sofferenza psichica e dei loro familiari sullo stato dei servizi di salute mentale in Lombardia, non proprio coincidente con la vulgata comune che li qualifica servizi di eccellenza.
Abbiamo molte ragioni per ritenere invece che, insieme ad alcune pratiche di qualità nel complesso in quantità e in qualità i servizi siano molto carenti.

Di seguito elenchiamo le principali criticità che richiedono un cambiamento di rotta…(Leggi Tutto)

Lettera Candidati Allegati

La costruzione partecipata della rete pugliese per la tutela della salute mentale

Dal Forum Salute Mentale - Sab, 17/02/2018 - 12:54

Intervento di Ricardo Ierna a Lecce come 180amici Puglia del Centro Marco Cavallo di Latiano al seminario: “La costruzione partecipata della rete pugliese per la tutela della salute mentale” promosso dal Movimento “Rompiamo il silenzio” per la tutela della salute mentale pugliese:

“Noi in questo momento incarniamo una contraddizione. Ci siamo dovuti inventare il lavoro…perché non esistono politiche del lavoro realmente al servizio della classe oppressa. Abbiamo dovuto inventare un abitare reale perchè non esistono politiche abitative degne di questo nome. Abbiamo utilizzato uno strumento democratico di partecipazione collettiva come l’assemblea perchè non esiste nel lavoro quotidiano dei servizi. Noi in questo diciamo di fare salute mentale ma in realtà facciamo una lotta politica per cambiare questa società e le sue istituzioni. E questo ci costringe ad una dialettica permanente con le istituzioni, gli amministratori e la politica.
Noi crediamo che solo a partire da un ruolo reale di protagonismo nei tavoli istituzionali e sociali sia possibile cambiare la psichiatria di questo paese. Altrimenti la psichiatria rimarrà una questione in mano agli psichiatri e alla politica e qualsiasi dichiarazione di intenti reciclerà una situazione già vecchia, una situazione senza futuro.
40 anni fa abbiamo “violentato” una società costringendola a fare i conti con le sue contraddizioni. Oggi siamo costretti a “violentare” la politica perchè sentiamo uno scollamento tra i decisori politici, i tecnici e la cittadinanza. In entrambi i casi non abbiamo scelta. O la salute mentale tornerà ad essere costruzione sociale e lotta politica per il cambiamento della società e le sue istituzioni e scienza al servizio dei bisogni della classe oppressa, o non sarà.”

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