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“La pazza gioia” candidadata al David di Donatello

Dal Forum Salute Mentale - Sab, 25/03/2017 - 13:19

Con 17 nomination, il film di Paolo Virzì “La pazza gioia” gareggia per il David di Donatello, cerimonia che si terrà lunedì 27 marzo a Roma.

Ricordiamo che il film ha rappresentato una straordinaria occasione cinematografica per rafforzare e dare seguito alle parole che il Presidente Napolitano pronunciò per avviare la campagna di chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari.

Ora che questo importante traguardo legislativo e istituzionale, è stato raggiunto, la vittoria di Virzì rappresenterebbe il giusto riconoscimento artistico a un percorso importante e difficoltoso consumatosi nel nostro Paese.

David di Donatello 2017, le candidature: tutto quello che c’è da sapere
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Prima della legge. Presentazione al Senato

Dal Forum Salute Mentale - Lun, 20/03/2017 - 09:59

A suggerire l’incontro è stato il senatore Sergio Zavoli presidente della Biblioteca e per l’archivio storico.


Dopo Gorizia e dopo il reportage di Sergio Zavoli nessuno poteva più dire di non sapere.
 Lo scandalo dei manicomi era oggetto di inchieste rigorose delle maggiori testate giornalistiche.
Il decennio che precedette la legge di riforma sanitaria fu ricchissimo di ricerche, esperienze, dibattiti e conflitti che a volte sembrarono impedire qualsiasi possibilità di cambiamento. Ciò che accadde sembra ora oggetto della smemoratezza che domina i nostri giorni. Come se la legge 180 con tutta la sua radicalità e con la profonda intenzione trasformativa fosse capitata per caso. Il racconto di quegli anni nel libro di Daniele Pulino rimette in gioco con urgenza parole e scelte di campo che costituirono l’orizzonte di quanti si interrogavano allora sulla questione psichiatrica e oggi sulle politiche, di salute mentale, non luminose della maggior parte delle regioni italiane. Prima delle legge 180 da conto di tutto questo e tenta di colmare il vuoto che a dispetto delle tensioni che avevano abitato quel decennio così speciale. e per affrontare con consapevolezza le questioni di oggi.

L’incontro cui partecipa Stopopg sarà occasione per discutere degli attuali problemi relativi agli Opg.

“Prima della 180”. Un libro utile

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 19/03/2017 - 17:50

di Michele Zanetti [1]

Daniele Pulino ci propone un libro che senza esitazioni può essere definito utile. Ogni scrittore per verità scrivendo presume che quanto scrive sia di utilità, anche se il fine verso cui l’utilità è tesa ovviamente può divergere. Nel caso di “Prima della legge 180 – psichiatri, amministratori e politica (1968/1978)” l’utilità consiste nel mettere a disposizione degli interessati un gran numero di informazioni minuziosamente raccolte e scrupolosamente ordinate su quanto è avvenuto nel decennio precedente l’approvazione della legge 180. Diversamente da quanto fatto da Valeria Babini in “Liberi tutti”, in questo testo non  viene offerta un’interpretazione di tutti quegli eventi che, in tal modo, sembrano procedere a macchia di leopardo.

Essendo stato attivamente testimone e partecipe durante quel periodo posso dire, a parziale correzione di ciò, che un tenue filo di collegamento si era formato fra le varie esperienze da parte degli amministratori. Non certamente in maniera significativa ciò avveniva fra gli psichiatri, scarsamente coordinati fra di loro. Quanto alla politica in senso stretto – quella dei partiti – si può soltanto dire che il contributo dato alla preparazione della riforma non è stato molto importante, se si eccettua l’ispirazione affidata agli amministratori di migliorare ( ma con quanta convinzione e consapevolezza dei tanti nodi da sciogliere? ) la condizione dei malati di mente. Nei confronti degli psichiatri prevaleva la volontà di inquadrarli, se non proprio di tesserarli, senza affrontare con essi un’effettiva dialettica, probabilmente perché  si riteneva che essi dovessero pacificamente entrare nello schema dell’istituendo servizio sanitario nazionale, ignorando la necessità di un profondo e radicale mutamento dei servizi di salute mentale, proprio quale condizione necessaria alla loro partecipazione alla riforma. Nel partito comunista poi si affermava la pretesa  di guidare tempi e persino modi di riforma: esemplare a questo proposito fu il conflitto tra Basaglia, che dirigeva l’OPP  di Colorno ed il PCI emiliano, conflitto che viene raccontato da Pivetta nella sua biografia dello psichiatra e che si sarebbe ripetuto a Trieste nella fase conclusiva della riforma.

Per giungere a quanto mi è possibile testimoniare più direttamente e che riguarda il contributo degli amministratori alla preparazione della riforma, va ricordato che il loro ruolo, pur importante non avrebbe comunque potuto sovvertire l’orientamento che il direttore avesse deciso di dare alla gestione dell’ospedale e che pertanto senza il contributo determinante degli psichiatri ogni sforzo, anche lodevole, di rendere migliore la condizione dei ricoverati sarebbe stato destinato a rimanere all’interno della logica istituzionale del manicomio ed in definitiva di supportarla. Di conseguenza l’oggetto dell’attività degli amministratori si limitava perlopiù a sovraintendere all’assunzione degli infermieri e degli inservienti e alla gestione degli appalti per la fornitura dei beni e dei servizi necessari allo stabilimento manicomiale.  Tuttavia dal fronte degli amministratori emerse una volontà di riforma che fu confermata dal direttivo dell’Unione delle province italiane (Upi) e confermato   nel convegno di Trieste nel 1974 al quale partecipò la grande maggioranza delle province italiane ed anche l’Associazione nazionale delle Opere pie  il cui presidente portò l’adesione dell’associazione  alla volontà di riforma. Seguirono numerosi altri convegni sempre molto partecipati e dal dibattito intenso che come Upi tenemmo in varie province italiane. Tra gli altri quello delle province calabresi  a Reggio nel quale non riuscì il tentativo di far abbandonare il progetto di costruzione di un nuovo manicomio a Girfalco, o quelli di Macerata e di Torino, ove ebbe luogo un affollato convegno nella sede del Museo di arte moderna che si concluse a notte fonda. Uno dei temi minori ma pur sempre ricorrenti in questi convegni era anche l’invito alle province di farsi maggior carico dei propri cittadini sofferenti contrastando quella transumanza di malati di mente che produceva una complicata rete di pagamenti di spedalità fra le province stesse e contribuiva alla perdita dell’identità del malato, togliendogli l’appartenenza al proprio territorio e alla propria collettività in maniera aggiuntiva a quanto già produceva la detenzione forzata nel manicomio. Un tanto ho voluto evocare per certificare l’esistenza in quegli anni di un filo seppur tenue che collegava  le varie esperienze.

In conclusione va però aggiunto che in tutte queste circostanze Basaglia e io stesso andavamo a sostenere, non per tatticismo, ma con grande convinzione che non si voleva proporre un modello preconfezionato da esportare nelle varie province, perché la riforma doveva realizzarsi in base alle singole esperienze, con le risorse e le competenze professionali disponibili in loco anche se tutte dovevano orientarsi alla difesa della dignità e dei diritti e al rifiuto del manicomio e della sua perversa logica istituzionale.

Trieste, febbraio 2017

[1] Michele Zanetti è stato Presidente della Provincia di Trieste. Chiamo a dirigere l’Opp di San Giovanni Franco Basaglia

Andare avanti! Un’altra riforma è necessaria: dopo gli OPG gli istituti di pena.

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 19/03/2017 - 16:50

Di Pietro Pellegrini (*)

Molta preoccupazione suscita l’approvazione del disegno di legge n. 2067 che prevede di collocare in REMS anche i soggetti ai sensi dell’art. 148 c.p. (sopravvenuta infermità mentale nella detenzione), art. 112 le persone (imputati, condannato o internati) per le quali occorra accertare la presenza o meno di infermità psichiche (oltre ai soggetti con misura di sicurezza detentiva definitiva e provvisoria) attribuendo alle REMS le stesse funzioni degli OPG. Dato che è assolutamente giusto assicurare a tutti i cittadini, a prescindere dalla condiziona giuridica, il diritto alla salute questo va realizzato non tanto prevedendo per “tutti”, la possibilità di entrare in REMS “qualora le sezioni degli istituti penitenziari alle quali sono destinati non siano idonee, di fatto, a garantire i trattamenti terapeutico – riabilitativi, con riferimento alle peculiari esigenze di trattamento dei soggetti e nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione.” … Leggi tutto l’articolo

(*) Direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche Ausl di Parma

OPG tornano le vecchie norme: con DdL Giustizia stravolte le Rems.

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 19/03/2017 - 16:37

Riparte mobilitazione. StopOPG attacca Ministri Orlando e Lorenzin, dure reazioni anche dagli operatori Rems

E’ stato approvato al Senato, con voto di fiducia, il maxi emendamento del Governo sul Disegno di Legge Giustizia n. 2067 . Così quanto previsto nell’articolo 1 comma 16 lettera d) rischia di riaprire la stagione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Infatti si dispone il ricovero dei detenuti nelle REMS come se fossero i vecchi OPG, tornando così alla vecchia normativa sui manicomi giudiziari. Ma il diritto alla salute e alle cure dei detenuti, troppo spesso negato, non si risolve così. Invece di  rafforzare i programmi di tutela della salute mentale in carcere e di potenziare le misure alternative alla detenzione si scarica il problema sulle Rems, che tornano alla vecchia funzione dell’OPG. Una beffa a pochi giorni dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. stopOPG ha apprezzato e  sostenuto gli emendamenti presentati dalle senatrici De Biasi, Dirindin e altri, che purtroppo non sono stati ammessi. Il D.d.L torna alla Camera.

Ora chiediamo al Governo, in particolare al Ministro della Giustizia Orlando e al Ministro della Salute Lorenzin, tutti gli atti necessari a rimuovere il grave errore, per difendere la riforma per il superamento dei manicomi giudiziari.

Riparte la mobilitazione di stopOPG: primo appuntamento lunedì 10 aprile ore 9:30 a Roma (Spazio Europa via IV novembre, 149) in occasione di: “Carcere, che fine hanno fatti gli stati generali ?” (evento promosso da Antigone con il sostegno di stopOPG). Per partecipare è necessario iscriversi, entro e non oltre venerdì 7 aprile alle ore 12:00, mandando una mail a segreteria@associazioneantigone.it indicando nome e cognome.

Non lo so se c’entra sta cosa, se non c’entra scusate.

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 19/03/2017 - 16:31

Ti trovi di fronte questa immagine nella sala d’attesa del reparto di oncologia a Macerata. Tu ti siedi, alzi gli occhi e ti metti a pensare. Ti chiedi se è così in tutti gli ospedali o se è solo in quello della tua città che si opera una distinzione tanto netta. Provi a ripeterti che con tutti i problemi conseguenti i tagli alla sanità non è certo primario occuparsi di questi cartelli che magari sono qui da un sacco di tempo e nessuno ci fa più caso. Eppure continui a rimuginare sul termine ‘handicappati’ perché non sei mica sicuro di cosa voglia ben dire. Magari con un’accezione più ampia vuol rivolgersi ai pazienti, altrimenti capisci bene che un visitatore in carrozzina manderebbe al collasso questo format degli handicappati di qua e del pubblico di là. Questo avrebbe senso perché i pazienti non fanno parte del pubblico mi sa. Che anche ‘pubblico’ poi pare più che altro riferito a uno spettacolo, come se da un momento all’altro dovessero arrivare degli attori a inscenare qualcosa, il che giustificherebbe in qualche modo il prezzo del biglietto pagato per essere qui, che comunque non riuscirai mai ad accettarlo che parcheggiare all’ospedale non debba essere gratis. E però te ne stai seduto e non succede un granché.

Un’infermiera ti interroga perché non ti riconosce. Dici:”Aspetto mio padre.”
L’orologio è fermo sulle 2:40. Pensi di andare a comprare una pila per farlo ripartire finché non vai in paranoia. Ti accorgi che quasi tutti gli orologi in reparto, quasi tutti tranne uno, sono fermi sulle 2:40.  Può darsi abbia un senso ’sta cosa ma tu che ne sai? Può darsi sia meglio non fissare lancette sul tempo che passa.
-Che ora è?
-Questa è l’ora del tempo immobile.
Che siano stati caricati tutti insieme e tutti insieme si siano di conseguenza fermati non ti sfiora neanche, ma del resto il tuo problema più grande è sempre stato che sentendo gli zoccoli non hai mai pensato ai cavalli.
Guardi tuo padre e la porta.
Finché si riesce meglio fare le scale, poi si vedrà.

Angelica Paolorossi

Approvato ddl sul rischio clinico. Ne va del futuro dei servizi per la salute mentale in Italia

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 19/03/2017 - 16:26

di Luigi Benevelli.

Il 28 febbraio u.s., ieri, il Parlamento ha approvato il testo definitivo della legge, da tempo attesa, sulla responsabilità professionale del personale sanitario, il cosiddetto “rischio clinico”. Le novità sono molto importanti:

  1. Ogni  Regione affida all’Ufficio del difensore civico la funzione di garante per il diritto alla salute;
  2. Ogni Regione istituisce un Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, che dalle strutture sanitarie pubbliche e private raccoglie i dati sui rischi di eventi avversi e sul contenzioso;
  3. Presso l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) è istituito l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità che riceve i dati dai  Centri regionali di cui sopra. Coll’Osservatorio collaborano le Società scientifiche e le Associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie;
  4. Le Società scientifiche e le Associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie collaborano con l’Osservatorio nazionale alla stesura delle raccomandazioni riguardanti le buone pratiche;
  5. Nei  loro statuti le Società scientifiche e le Associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie devono garantire la partecipazione alle decisioni da parte dei professionisti, l’autonomia e l’indipendenza, l’assenza di scopo di lucro, la pubblicazione dei bilanci e degli incarichi retribuiti, sistemi di verifica e controllo della qualità della produzione scientifica;
  6. È istituito con decreto del Ministro della Salute il Sistema nazionale per le linee guida (Snig) le cui indicazioni sono pubblicate sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità previa verifica della conformità delle metodologie e della rilevanza delle evidenze scientifiche dichiarate a supporto.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe[1] ha di recente osservato,  le “linee guida forniscono raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche e norme di buona pratica clinica per informare le decisioni di tutti i professionisti sanitari. Tuttavia occorre tenere sempre ben presente che non si tratta di protocolli rigorosi da applicare in maniera indiscriminata, ma è necessario considerare sempre le caratteristiche cliniche del paziente individuale, oltre che le sue aspettative e preferenze”. In particolare, precisa Cartabellotta, “nei soggetti con multimorbidità il bilancio tra rischi e benefici dei trattamenti è spesso incerto, visto che le prove di efficacia derivano per lo più da trial condotti su popolazioni selezionate, che tendono a escludere pazienti con patologie multiple. Di conseguenza, le Linee guida elaborate per singole malattie raccomandano test diagnostici e trattamenti potenzialmente non indicati nei pazienti con multimorbidità, aumentando i rischi, peggiorando la qualità di vita e generando ingenti sprechi”.

Per Costantino Troise (ANAAO), dato che “la medicina non è una scienza esatta”, le Linee-guida “ devono essere un suggerimento, non un vincolo per il medico, che se ne può discostare quando è in grado di dimostrare perché è necessari discostarsi da ciò che viene suggerito di fare. Bisogna lavorare molto sulle linee-guida, che dovranno essere condivise e largamente applicabili all’interno del sistema. Bisogna capire chi le appronta e chi le accredita”.[2]

Anche il sindacato AAROI ha espresso un commento preoccupato per “il rischio di condizionamento da interessi non puramente scientifici, in certi casi già verificatisi, costituiti” [3].

Un ruolo importante è stato affidato all’Istituto Superiore di Sanità, il cui presidente Ricciardi  che ha detto di essere già fortemente impegnato  “nel selezionare, produrre e validare le migliori raccomandazioni cliniche e le migliori Linee-guida indirizzate innanzitutto ai professionisti sanitari, ma anche ai decisori politici”[4].

Ora, tutto questo investirà anche il mondo dell’assistenza psichiatrica, un mondo storicamente condizionato dalla centralità della figura del medico e dall’enfasi paternalistica: “So io cosa è bene per te”. I rischi di una “psichiatria difensiva” sono enormi.

Come si attrezzeranno i servizi orientati verso la salute mentale piuttosto che alle neuroscienze? Come si muoveranno le Scuole di specializzazione universitarie che oggi formano i quadri medici, infermieristici, degli assistenti sociali e degli educatori professionali, dei riabilitatori? Cosa diranno le facoltà e le scuole di specializzazione di psicologia? È pronta e con quali proposte la Società italiana di psichiatria? Sarà necessario dare vita ad una Società scientifica dedicata alla salute mentale?

Credo che Forumsalutementale, anche con i suoi limiti, debba (o meglio, non-possa-non) accettare la sfida dei problemi sollevati e delle interlocuzioni da aprire con tutti i soggetti e gli interessi in gioco, a partire dalle questioni centrali del consenso e della qualità della vita quotidiana delle persone in trattamento. Ne va del futuro dei servizi per la salute mentale in Italia.

Mantova 1 marzo 2017

P.S.: Allego la presentazione del XXI Congresso nazionale della Società italiana di psicopatologia (Sopsi), che si è svolto al Rome Cavalieri Congress Center dal 22 al 25 febbraio 2017[5].

“La sofferenza mentale, uno dei più gravi problemi dell’epoca contemporanea in progressivo aumento a livello planetario, sarà il tema centrale del XXI congresso nazionale della Sopsi. Presenti i più importanti ricercatori nazionali e internazionali.

Obiettivo della Sopsi, la società scientifica di riferimento degli psichiatri italiani, è promuovere il “Progetto salute mentale” secondo le indicazioni dell’Oms agli stati membri, relative al Piano globale per la salute mentale 2013-2020, che prevede di “affrontare la malattia e i carichi economici e sociali, le conseguenze dei disturbi mentali sui diritti umani in tutti i paesi del mondo”. Tra i temi più importanti che verranno trattati nel congresso figurano anche quelli dei disturbi comportamentali provocati dalla varie dipendenze (droghe, ludopatie, internet).

“Come evidenzia l’Oms – sottolinea il presidente della Sopsi, Alberto Siracusano – il carico dei disturbi mentali sta aumentando e comporta forti ripercussioni sulla salute e importanti conseguenze sociali, economiche e per i diritti umani”. Anche se a determinare la sofferenza mentale concorrono cause non solo di tipo sociale ma anche neurologico,  gli esperti dell’Oms e della medicina psichiatrica intendono porre al centro dei lavori del congresso “la situazione di ansia generale innescata dalla paura di quello che potrà accadere”.

Chiaro il riferimento all’instabilità sociale provocata dalla crisi economico-finanziaria, ai fenomeni del terrorismo internazionale, ai terremoti o ai cataclismi provocati dai cambiamenti climatici del pianeta. In Italia – conclude la Società italiana di psicopatologia – sono 4000 le persone che ogni anno si tolgono la vita, con un aumento dal 2008 (anno dell’avvio della crisi) di un +12% di suicidi negli uomini giovani e adulti in età lavorativa, vale a dire dai 25 ai 69 anni”.

Quali Linee-guida dalla Sopsi?

[1] Gruppo per la medicina basata sull’evidenza, in  ADN Kronos Salute 13 febbraio 2017

[2] Sanità 24, 1 marzo 2017

[3] Sanità 24, 1 marzo 2017.

[4] Sanità 24, 1 marzo 2017.

[5] AdnKronos Salute, Roma, 21 febbraio.

La nota di Marco Cavallo. Lettera aperta alla signora Maria senatrice, gruppo misto, già M5S

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 19/03/2017 - 16:22

Cara Maria, ho letto di recente una tua dichiarazione. Hai detto: “..fare delle Rems appannaggio esclusivo delle persone prosciolte e con misura di sicurezza definitiva, avrebbe significato, negare il diritto di cura a un’ampia fascia di persone detenute, abbandonandole al proprio destino (!) …” Quando sento parlare di carceri, di manicomi , di matti m’imborezzo, come dicono a Trieste, e così mi è venuto di scriverti.

Sono “i 148” del codice Rocco, quelli che già condannati si ammalano in carcere, o dichiarano insistentemente di star male o creano turbativa o cercano in tutti i modi insieme ai loro avvocati vie d’uscita. Mettiamoli nelle Rems questi 148, hai detto subito tu. Per curarli, s’intende. Mah! io non penso sia una buona cosa. Forse non sai che il primo manicomio criminale fu creato ad Aversa nel 1876 proprio per  portare fuori dal carcere i “rei folli”, per sgravare le galere di un peso e di una turbativa e per garantire la cura (!). Con il tuo emendamento passato al senato si ripristina, come tu forse non prevedevi, la vecchia normativa e le Rems saranno presto come i vecchi Opg. Dovranno “ricoverare” i detenuti con sopravvenuta infermità mentale e tu, con assoluta lungimiranza e spirito di uguaglianza, già che c’eri, hai voluto che arrivino nelle  Rems anche quelli in osservazione psichiatrica, quelli con una misura di sicurezza provvisoria! Hai con poche parole stravolto la funzione delle Rems che non sarà più “residuale”. I professoroni, quelli che sanno sempre tutto, quelli della sicurezza, quelli che la malattia sta nel cervello, che la perizia dello psichiatra è come il teorema di Pitagora e i pazzi non possono che essere incapaci, pericolosi, incurabili, irresponsabili ti sono venuti subito dietro. “Questi che hanno voluto la legge 81 vogliono mettere tutti i malati di mente in carcere – hanno detto e scritto e con un sospiro di sconforto-.. stavano così bene tutti nei manicomi criminali”. I vecchi sapientoni, come li chiamammo allora, quando mi respinsero con velenosa ostilità mentre tentavo di uscire da San Giovanni, si sono legati subito al tuo carro nella speranza di salvare i loro strumenti polverosi, le loro certezze assolute odoranti di lisoformio e di naftalina, la freddezza disumana delle loro diagnosi e delle loro perizie inappellabili: incapaci di riconoscere i soggetti, le persone, i diritti, l’uguaglianza, la possibilità di rimonta. Di riconoscere le storie singolari.  Mah, quante me ne avevano detto quando negli ormai lontani anni settanta cercavamo di aprire la prima breccia nelle mura dei manicomi!  Ripenso sempre alla gioia e alla malinconia degli incontri negli Opg.

Mi sarebbe piaciuto averti accanto. Insieme avremmo potuto capire. Giuseppe, che non riesco a dimenticare, l’ho conosciuto a Secondigliano durante il viaggio del 2013 quando sono entrato in tutti quei tristissimi luoghi. Mi aveva detto con parole che parlava con fatica: “…un cavallo legato a un carretto non è libero e desidera sempre la sua libertà – poi silenzio e ancora poche parole sussurrate mentre mi accarezzava i fianchi – .. il cavallo pensa ai prati e a correre nelle praterie libero e  senza confini”. Proprio così mi disse “ senza confini”. Mi aveva compreso più di ogni altro.

Il diritto alla salute e alle cure dei detenuti di cui parli, cui pure tutti noi teniamo, non si risolve così, Maria! Occorre che si rafforzino e si qualifichino i programmi di tutela della salute in carcere e che gli operatori dei servizi di salute mentale vi portino la cura, organizzino programmi alternativi e, se del caso, il detenuto con un disturbo mentale sopravvenuto lo curino nei servizi di quel territorio. La legge 81, signora Maria senatrice, che hai devastato insieme ai nemici sapientoni in naftalina, è stata fatta proprio per illuminare i luoghi dove si accumulano gli scarti, “dove domina la cultura dello scarto” come dice papa Francesco, dove le persone non esistono, dove ogni cosa appare in ragione della “pericolosità, del pregiudizio, della discriminazione, dell’impossibilità, della sicurezza, dell’incurabilità. Non si può affrontare un problema grave, creandone uno enorme.

Mi figuro ora la violenza, la sopraffazione, i clan che torneranno in questi luoghi. I clan dei “148”, che si formeranno a scapito dei più fragili, forse avresti dovuto pensare alla camorra e alla malavita organizzata che occuparono negli anni passati  i  manicomi criminali. I detenuti che dovrebbero essere accolti e curati in percorsi pensati per loro porteranno regolamenti penitenziari ancora più restrittivi che verranno ritenuti assolutamente necessari: per  evitare l’evasione, i contatti con l’esterno, il rischio di riproduzione di piccole associazioni criminali. I detenuti loro malgrado stravolgeranno quel poco di apertura e di possibilità che con tanta fatica e generosità hanno avviato tanti giovani operatori.

Una giornata orribile, quella dello scorso martedì ! Tanti mi hanno chiamato, si aspettavano un piccolo miracolo dalla commissione del Senato che discuteva del tuo emendamento. Niente. Nessun miracolo. Io quasi volevo credere in un tuo ravvedimento. In fondo volevi fare del bene, eri animata da buone intenzioni. È rimasto invece tutto intero quello sciaguratissimo emendamento. Cara Maria, senza volerlo, di questo sono certo, hai vanificato 36 mesi di lavoro. Il dilettantismo politico ha condotto a una sconfitta di cui mi toccherà vedere i danni molto presto, purtroppo.

Se nulla accadrà nei prossimi giorni alla camera.

Cantiere salute mentale 8. A proposito di utopia

Dal Forum Salute Mentale - Gio, 16/03/2017 - 19:05

di Peppe Dell’Acqua

L’urgenza del cambiamento che Basaglia avvertiva drammaticamente e la sua forza di credere nell’utopia della realtà è ciò che continua a sorprenderci. La possibilità di alimentare utopie, desideri, sogni sembra che oggi ci sia data solo a patto che se ne rimandi la realizzazione in un altrove o in angusti spazi privati. Oggi sembra prevalere l’ingombro del dato immutabile: intoccabili gli assetti istituzionali, evidenti i limiti delle risorse, certe e concrete le spiegazioni della malattia, indiscutibile il bisogno di sicurezza e di controllo, pericolosa e minacciosa la presenza di gruppi e soggetti diversi. Insomma, l’ineluttabilità e l’immutabilità del dato. Di una verità che dobbiamo accettare così com’è, di cui non possiamo sospettare l’incertezza e che non può essere cambiata.

Basaglia, con la sua ostinata testimonianza, ha reso evidente che l’utopia può stare nel nostro quotidiano, può diventare realtà.

Forse è il lascito più straordinario che continua a sostenere il nostro lavoro, a contagiare i giovani, a innervare le esperienze innovative.

(Tutti quelli che vorranno possono scrivere per pubblicare  riflessioni, analisi, proposte al sito del forum salute mentale.)

[Mi propongo  con questi interventi minimi, che chiamo 'cantiere salute mentale', di tentare di ri-attivare interesse all’interno di tutta quella comunità di persone che siamo e che in un modo o nell’altro si muovono intorno alla 'questione psichiatrica', nel contrasto alle persistenti istituzioni totali (e sempre rinascenti), per ampliare margini di libertà e diritti, per promuovere emancipazione e possibilità.]

Tornano le vecchie norme sugli OPG: con Disegno Legge Giustizia stravolte le Rems

Dal Forum Salute Mentale - Mer, 15/03/2017 - 11:06

StopOpg: Ministri Orlando e Lorenzin intervengano, Senato può ancora rimediare.

Se non viene cancellato, il testo dell’articolo 12 comma 1 lettera d) del Disegno di Legge n. 2067 sulla Giustizia discusso al Senato, rischia di riaprire la stagione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Una beffa a pochi giorni dalla chiusura degli OPG.

Si dispone il ricovero dei detenuti nelle REMS come se fossero i vecchi OPG, tornando così alla vecchia normativa sui manicomi giudiziari. Il diritto alla salute e alle cure dei detenuti, troppo spesso negato, non si risolve così. Occorre che si rafforzino e si qualifichino i programmi di tutela della salute mentale in carcere e semmai si devono potenziare le misure alternative alla detenzione. Per questo stopOPG ha sostenuto l’emendamento 12.122 (sen. De Biasi, Dirindin e altri), che purtroppo non è stato ammesso nell’esame in Commissione.

Ora la discussione si sposta in Aula e ci auguriamo che il Governo non solo non ponga la fiducia ma favorisca le modifiche necessarie per rimuovere il grave errore,

Ci aspettiamo che il Ministro della Giustizia Orlando e il Ministro della Salute Lorenzin difendano la riforma per il superamento dei manicomi giudiziari.

Allegata la lettera di stopOP ai Ministri Orlando, Lorenzin, Finocchiaro

… leggi l’Appello dell’ex Commissario Franco Corleone firmato dai responsabili Rems Dsm

2017_03_ddl-GIUSTIZIA-stop-art-12-c1-d Allegati

Lettera aperta a Lorenzin, Orlando e Grasso inviata a firma dei Direttori DSM / Rems della Regione FVG

Dal Forum Salute Mentale - Mer, 15/03/2017 - 10:49

Oggetto: D.d.L. Giustizia (articolo 12 comma 1 lettera d))

Come operatori psichiatrici, nell’ambito delle responsabilità istituzionali che il nostro mandato comporta, siamo estremamente preoccupati che il D.d.L. 2067 (“Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena”), per quanto concerne l’articolo 12, comma 1 lettera d), possa vanificare il grande sforzo fatto In Regione Friuli Venezia Giulia nell’attuazione della legge 81/14, basato su:

  • decentralizzazione della Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) come funzione, su tre strutture pre-esistenti e di piccola scala (centro diurno e residenze), in rete tra i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM);
  • co-progettazione tra gli attori istituzionali (Regione, Aziende sanitarie, Magistratura, Prefetture) sia rispetto alla scelta e all’organizzazione delle strutture, che ai protocolli e alle procedure;
  • rielaborazione del mandato di controllo e riduzione al minino degli aspetti reclusivi, a favore della funzione terapeutica e riabilitativa;
  • personalizzazione dell’assistenza e progettazione personalizzata (Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali) insieme con i servizi e le risorse del territorio;
  • non delega ma condivisione della responsabilità tra utente, sanitari (REMS e servizi), ordine pubblico, magistratura.

Ciò ha portato a prevenire l’uso stesso di questa soluzione, con risultati incoraggianti, quali quello di essere stata la prima Regione a portare fuori dagli OPG i propri internati e a svolgere con efficienza ed efficacia il proprio compito, non incorrendo nel rischio di creare “liste d’attesa” per l’ingresso nelle stesse REMS.

Nel D.d.L. 2067, il ruolo che le REMS si troverebbero a svolgere rispetto alle carceri e alla giustizia in generale sarebbe sostanzialmente lo stesso che ha determinato storicamente la nascita dei manicomi criminali alla fine dell’ ‘800, ossia quello di contenere e trattare le persone con disturbo mentale sopraggiunto in carcere, oltre a destinarvi anche quelle sottoposte a misure di sicurezza provvisorie.

Ciò non solo porterebbe le REMS stesse al collasso, ma ne inficerebbe immediatamente il loro essere soluzioni “residuali”, che costringono i decisori tecnici e istituzionali a prevenire l’uso di misure di sicurezza detentive e a sviluppare soluzioni volte a una reale cura che sia finalizzata all’inclusione sociale.

Auspichiamo invece che il supporto all’interno del carcere da parte dei Dipartimenti di Salute Mentale, previsto dal DPCM 21.03.2008 “Linee d’indirizzo per la salute mentale” a detenuti con disturbo mentale, che questa Regione offre fin dal 1980, a partire da Trieste, venga esteso come indicazione a tutte le aziende sanitarie italiane.

Un tanto confermerebbe quanto indicato dall’OMS, di cui siamo Centro Collaboratore per la Ricerca e Formazione in salute mentale, e dalle Nazioni Unite in tema di applicazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità (art. 12) ovvero che le persone con disturbo mentale hanno diritto a uguale riconoscimento davanti alla legge e, di conseguenza, hanno diritto a ricevere prestazioni sanitare adeguate anche in condizioni di detenzione, e di non venir relegate in luoghi speciali (cfr. Committee on the Rights of Persons with Disabilities, “Guidelines on article 14 of the Convention on the Rights of Persons with Disabilities: the right to liberty and security of persons with disabilities”, adottato nella 14^ sessione, settembre 2015).

Per tali motivi auspichiamo che venga adottato dal Parlamento l’emendamento correttivo nr. 12.122 (De Biasi, Dirindin, Lumia, Bianco, Granaiola, Mattesini, Maturani, Padua, Silvestro, Capacchione, Cirinna’, Filippin, Ginetti, Lo Giudice, Pagliari, Guerra) che cita:

Al comma 1, sostituire la lettera d), con la seguente: «d) nella prospettiva dell’effettivo e definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, introduzione di disposizioni volte a destinare alle residenze di esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) le sole persone per le quali sia stato accertato in via definitiva lo stato di infermità al momento della commissione del fatto da cui derivi il giudizio di pericolosità sociale e il conseguente bisogno di cure psichiatriche; esclusione dell’accesso alle REMS dei soggetti per i quali l’infermità di mente sia sopravvenuta durante l’esecuzione della pena, degli imputati sottoposti a misure di sicurezza provvisoria e di tutti coloro per i quali ancora occorra accertare le relative condizioni psichiche; garanzia dell’effettiva idoneità delle sezioni degli istituti penitenziari ad assicurare i trattamenti terapeutici e riabilitativi, con riferimento alle peculiari esigente individuali di ciascun soggetto e nel pieno rispetto degli articoli 27 e 32 della Costituzione; valorizzazione dell’istituto del piano terapeutico individuale per ciascun individuo sottoposto a misura di sicurezza anche non detentiva; sviluppo del principio di eccezionalità nella comminazione delle misure di sicurezza di carattere maggiormente afflittivo della libertà personale, con particolare riferimento alla previsione di un novero di fattispecie criminose di rilevante gravità per le quali sole ammettere le misure coercitive dell’infermo di mente non imputabile; introduzione di apposite disposizioni volte a garantire la continuità delle cure e dei processi di riabilitazione in chiave integrata da parte delle REMS e dei servizi territoriali che fanno capo ai Dipartimenti di salute mentale».

Cordiali saluti.

La presente lettera è stata formulata e sottoscritta congiuntamente dai Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale – REMS della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Roberto Mezzina, Renzo Bonn, Angelo Cassin, Sergio Paulon, Mauro Asquini

Contrordine, dopo sole tre settimane l’Italia riapre gli OPG?

Dal Forum Salute Mentale - Mar, 14/03/2017 - 10:49

di Sara De Carli

Il ddl giustizia, su cui il ministro Orlando pare intenzionato a porre la fiducia, prevede che alle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive (REMS) possano essere destinati tutti i soggetti con problemi psichiatrici a cui gli istituti penitenziari non riescano di fatto a garantire i trattamenti terapeutico-riabilitativi. In questo modo la legge è ignorata e tradita e le REMS saranno i nuovi piccoli OPG. Una petizione sostiene l’emendamento De Biasi

Gli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia hanno chiuso da tre settimane scarse, con un iter durato due anni oltre il termine indicato dalla legge del 2014 e con la nomina di un commissario straordinario. Ora però il traguardo di civiltà appena raggiunto – l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano li definì «inconcepibili in qualsiasi Paese appena civile» – rischia di essere una beffa.

Le REMS infatti, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive nate con la legge 81/2014 per accogliere in via residuale i soli soggetti per i quali sia stato accertato in via definitiva lo stato di infermità al momento della commissione del fatto, da cui derivi il giudizio di pericolosità sociale, potrebbero in futuro accogliere anche molti altri soggetti: «i detenuti per i quali l’infermità di mente sia sopravvenuta durante l’esecuzione della pena, gli imputati sottoposti a misure di sicurezza provvisorie e tutti coloro per i quali occorra accertare le relative condizioni psichiche, qualora le sezioni degli istituti penitenziari alle quali sono destinati non siano idonee, di fatto, a garantire i trattamenti terapeutico-riabilitativi». Di fatto è la stessa logica degli OPG appena chiusi, con la sola differenza che gli ambienti saranno più piccoli. La legge 81/2014 e la riforma che essa esprime, verrebbero clamorosamente traditi. A pochi giorni dalla chiusura dei vecchi Opg, così, le Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems) diventano a tutti gli effetti i nuovi Opg: si moltiplicano le strutture sanitarie di tipo detentivo dedicate solo ai malati di mente, riproduciendo all’infinito la logica manicomiale.

La novità è contenuta nel ddl 2067 Giustizia, in discussione al Senato in queste ore (lo stesso che prevede la soppressione dei Tribunali dei Minorenni), all’articolo 12 comma 1 lettera d. Stop Opg, Antigone, la Società della Ragione onlus e la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica stanno lanciando l’allarme, con lettere alla politica e una petizione su Change.org.

Ieri Franco Corleone, che ha appena terminato il suo impegno come commissario straordinario per la chiusura degli Opg, ha scritto un appello durissimo contro questa ipotesi e per chiedere a tutti «di alzare alta e forte la voce nell’Aula di Palazzo Madama per salvare la riforma. Guai se vincesse la logica gattopardesca o peggio prevalesse la rivincita dell’Istituzione totale e della logica manicomiale. Non c’è tempo da perdere. Ognuno faccia quel che deve», ha scritto.

Guai se vincesse la logica gattopardesca o peggio prevalesse la rivincita dell’Istituzione totale e della logica manicomiale. Non c’è tempo da perdere. Ognuno faccia quel che deve

Franco Corleone

Il problema infatti è che sul testo del ddl il ministro Orlando pare intenzionato a predisporre un maxiemendamento su cui mettere la fiducia, chiudendo qualsiasi possibilità di modificare il testo e di fermare la rinascita degli OPG. Al contrario esiste un emendamento a prima firma della senatrice Emilia De Biasi che corregge il testo attuale, nella direzione della riforma avviata dalla legge 81/2014. L’emendamento chiede che nella REMS possano essere inviate, come prevede la legge attuale, «le sole persone per le quali sia stato accertato in via definitiva lo stato di infermità al momento della commissione del fatto da cui derivi il giudizio di pericolosità sociale e il conseguente bisogno di cure psichiatriche», mentre esclude l’accesso alle REMS per i «soggetti per i quali l’infermità di mente sia sopravvenuta durante l’esecuzione della pena, degli imputati sottoposti a misure di sicurezza provvisoria e di tutti coloro per i quali ancora occorra accertare le relative condizioni psichiche». Per tutte queste persone, che hanno necessità di trattamenti terapeutici e riabilitativi deve al contrario esserci «garanzia dell’effettiva idoneità delle sezioni degli istituti penitenziari ad assicurare i trattamenti».

Un emendamento apprezzato da tutti quanti sono impegnati su questo fronte, ma rispetto a cui – scrive ancora Franco Corleone – «pare siano sorti ostacoli indecenti ai quali il ministro della giustizia non sa opporsi o non può resistere». Le cure troppo spesso sono ostacolate o negate dalle drammatiche condizioni delle carceri, può essere, «ma il diritto alla salute e alle cure dei detenuti non si risolve così», conclude Stop Opg nella sua lettera aperta.

(da Vita.it di 13 marzo 2017)

Cantiere per la salute mentale 7. A proposito di territorio

Dal Forum Salute Mentale - Gio, 09/03/2017 - 12:39

La scelta della comunità, andare verso le persone, incontrare l’altro nell’accadere delle relazioni, declinare la clinica nella ruvidezza dei conflitti, nei contesti reali è quanto ancora oggi stiamo cercando di perseguire (purtroppo in molti luoghi del nostro paese perfino “la visita domiciliare”, con incomprensibili motivazioni, è negata).

Abbiamo capito quanto la malattia, la diagnosi, la clinica in una parola, viene messa alla prova proprio nell’incontro con i contesti, con le relazioni, con i bisogni concreti delle persone nelle case, nei rioni, nei condomini. Il lavoro che è opportuno fare per incontrare le persone si situa proprio in quello spazio, aspro e tesissimo, tra la clinica appunto e il territorio, i luoghi reali, i contesti, le relazioni.

Quanto più esploriamo (e riconosciamo) il territorio come luogo privilegiato del lavoro terapeutico, tanto più siamo capaci di collocare in questa dimensione nuova (e necessariamente critica) la clinica.

Accade così che la malattia assuma una diversa visibilità in relazione alla persona, ai suoi bisogni, alla sua rete, alle sue capacità e che la forza sottrattiva della diagnosi e dei trattamenti possa venire arginata.

Restituire senso alla vita delle persone, valore alle loro scelte e non indebolire il capitale sociale, umano, affettivo e relazionale che gli uomini e le donne sempre possiedono, è la ragione del nostro stare nella comunità. Abbiamo scoperto insieme quanto il senso dell’accoglienza, dell’ascolto, della “presa in carico” si sostanzi proprio qui. Nell’accadere della vita, delle esistenze, dei conflitti.

Nel restituire le persone alla comune infelicità della condizione umana.

Questo il senso autentico infine del nostro lavoro.

Tutti quelli che vorranno possono scrivere per pubblicare  riflessioni, analisi, proposte al sito del forum salute mentale.

[Mi propongo  con questi interventi minimi, che chiamo 'cantiere salute mentale', di tentare di ri-attivare interesse all’interno di tutta quella comunità di persone che siamo e che in un modo o nell’altro si muovono intorno alla 'questione psichiatrica', nel contrasto alle persistenti istituzioni totali (e sempre rinascenti), per ampliare margini di libertà e diritti, per promuovere emancipazione e possibilità.]

“Contenere” la contenzione meccanica in Italia

Dal Forum Salute Mentale - Mar, 07/03/2017 - 09:04

Primo rapporto sui diritti negati dalla pratica del legare coercitivamente i pazienti psichiatrici in SPDC

di Giovanna Del Giudice

Ad un anno dal lancio della campagna nazionale …e tu slegalo subito per l’abolizione della contenzione a partire dai servizi psichiatrici, una ricerca promossa da “A buon diritto” concorre ad aggiungere ricchezza scientifica all’iniziativa.

La ricerca si incentra sulla contenzione meccanica -l’immobilizzazione parziale o totale della persona “in cura” attraverso mezzi meccanici- che è tra le limitazioni della libertà personale attuate ancora nei servizi socio sanitari -porta chiusa, spoliazione da oggetti ritenuti pericolosi, videosorveglianza, regole rigide sull’uso del telefono, sul fumo, sulle visite- quella che più interroga dal punto di vista giuridico ed etico (Comitato Nazionale di Bioetica 2015).

Nell’introduzione Luigi Manconi definisce quale obiettivo dello studio l’implementazione della conoscenza intorno alle “motivazione e ai fattori di rischio che determinano e giustificano” la contenzione meccanica onde “contribuire a promuovere l’elaborazione di strategie e pratiche di prevenzione”.

Si tratta di una ricerca interdisciplinare, primo tratto di un percorso che l’associazione intende intraprendere, che interroga l’ambito giuridico e normativo, anche con uno sguardo ad altri paesi europei, che analizza i nodi cruciali della contenzione, le pratiche dei servizi in particolare dei servizi psichiatrici ospedalieri di diagnosi e cura, i fattori di rischio e di protezione, e avvia un’indagine sulle biografie di persone che hanno subito la contenzione (leggi tutto)

Per leggere la ricerca dell’associazione “A buon diritto”:

http://www.abuondiritto.it/it/privazione-della-libert%C3%A0/slegami/1692-contenere-la-contenzione-meccanica-in-italia.html Allegati

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