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Un piano d’azione globale e locale. Per tutti noi

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 08/11/2020 - 19:55

I grandi problemi smascherati dal virus richiedono un cambiamento radicale nella salute mentale

Questo documento è stato elaborato da

  • International Mental Health Collaborating Network
  • World Federation for Mental Health
  • World Association for Psychosocial Rehabilitation
  • Mental Health Europe
  • European Community based Mental Health Service Providers (EUCOMS) Network
  • Global Alliance of Mental Illness Advocacy Networks GAMIAN
  • Human Rights Monitoring Institute (HRMI)
  • Italian Society of Psychiatric Epidemiology (SIEP)
  • Transforming Australian Mental Health Service System

Siamo persone con esperienza vissuta e che utilizzano servizi, familiari, professionisti della salute mentale, responsabili politici e ricercatori appartenenti alle organizzazioni appena nominate.

Per prima cosa desideriamo dare il benvenuto a tutte le altre organizzazioni e individui che si vogliano unirsi a noi.

1. Introduzione

La pandemia del Coronavirus è un momento di difficoltà ma anche un’opportunità per l’ingegnosità, lo sforzo e l’apprendimento dell’uomo. Queste lezioni le abbiamo già conosciute, ma la pandemia ha puntato i riflettori sull’importanza di:

• Una chiara attenzione alla resilienza e all’azione delle comunità, degli utenti dei servizi e delle famiglie.

• Reti di servizi nella comunità che offrono alle persone una migliore protezione e supporto.

• Vedere e ascoltare la persona come una persona, non come una malattia.

• Riconoscere che le persone emarginate e vulnerabili sono più esposte a problemi di salute mentale.

• Capire che le istituzioni non sono luoghi sicuri.

• Promuovere la necessità di migliori connessioni sociali tra persone e organizzazioni.

• Affrontare i determinanti sociali della salute mentale.

• Rapporti di qualità tra persone e organizzazioni fondamentali per la creazione di partnership sostenibili.

Queste lezioni sottolineano l’importanza di affrontare i diritti umani, la discriminazione e l’esclusione sociale nella società e all’interno dei servizi.

Crediamo sia necessario cambiare il linguaggio e la narrazione sulla salute mentale, sfruttando il coinvolgimento della comunità, con i cittadini al centro.

La salute mentale è affare di tutti:

• La vita è tua / fai il meglio che puoi.

• Sii consapevole che vivi con gli altri / sii responsabile.

• Evita una posizione passiva / sii un partner per una salute mentale positiva.

• Migliora la tua connessione sociale attraverso il coinvolgimento della comunità e la responsabilità verso gli altri che vivono nella tua comunità.

Ora è il momento in cui dobbiamo tutti fare cambiamenti fondamentali per migliorare la salute mentale in tutto il mondo e imparare gli uni dagli altri. Questi cambiamenti devono comprendere l’emancipazione ed essere applicati in modo da rispettare i valori, la cultura e le differenze.

Pertanto, riconosciamo che dovremmo imparare da tutte le parti del mondo e non solo dagli approcci occidentali, e dare la priorità all’identificazione e alla condivisione di buone pratiche in tutto il mondo.

Quando si cerca di migliorare della salute mentale in tutto il mondo, ci deve essere un impegno a eliminare gradualmente le istituzioni psichiatriche e le forme di trattamento antiquate e dannose.

Gli approcci alla salute mentale pubblica sono importanti e dovrebbero essere una parte essenziale dei sistemi sanitari globali.

Per affrontare la necessità di un cambiamento fondamentale nella salute mentale è necessario un ripensamento radicale della nozione di salute mentale globale. La salute mentale globale dovrebbe dare la priorità al miglioramento della salute mentale concentrandosi sui determinanti sociali e raggiungendo l’equità nella cura della salute mentale per tutte le persone, in tutto il mondo.

2. La nostra visione

«Un mondo che rispetta e valorizza le differenze tra gli individui, consentendo alle persone che soffrono di problemi di salute mentale, con l’aiuto appropriato, di condurre una vita soddisfacente e produttiva usando i loro punti di forza e di resilienza per contribuire come cittadini a pieno titolo e arricchire le nostre società».

3. L’occasione per un cambiamento fondamentale

È necessario che tutti noi affrontiamo le questioni dette sopra che richiedono di allargare e arricchire la nostra visione per cambiare radicalmente il pensiero, la pratica e i sistemi.

È per raggiungere questo obiettivo che stiamo lanciando il piano d’azione. Per portare avanti il piano abbiamo formato una coalizione composta da gruppi internazionali, nazionali e locali per la salute mentale. È una coalizione in crescita di gruppi e individui dai paesi a basso, medio e alto reddito.

4. Grandi questioni e azioni per il cambiamento: un piano d’azione internazionale e locale 2020 – 2030

Spinti dalla necessità di “Cambiare il pensiero, cambiare la pratica, cambiare il sistema”, abbiamo identificato con i nostri partner i 12 grandi problemi che devono essere affrontati attraverso azioni pratiche in grado di portare il cambiamento richiesto. Problemi che sono stati identificati nel corso della pandemia che ha messo a nudo le disuguaglianze profonde nelle nostre società e nell’attuale sistema di salute mentale.

4.1 Società e responsabilità: per dare risposte alle persone con problemi di salute mentale

Punti d’azione:

- Una società dovrebbe assumersi la responsabilità di determinare e soddisfare la salute e il benessere dei suoi cittadini sulla base dei diritti umani e civili e di una visione collettiva per la risposta ai bisogni sociali ed economici delle persone.

4.2 Come gli utenti del servizio e le famiglie hanno affrontato la pandemia? Scoprire e valorizzare i modi in cui le persone hanno dimostrato la loro capacità di recupero e la loro ingegnosità in questo momento.

Punti d’azione:

- Raccolta di prove relative a pratiche e approcci innovativi che hanno fornito supporto durante la pandemia. Queste attività devono essere acquisite, attraverso la ricerca / azione e forum di discussione aperti con utenti del servizio, familiari, colleghi e organizzazioni.

4.3 Esiste una necessità fondamentale di concentrarsi sulla comprensione dell’importanza dei determinanti sociali della salute mentale nel soddisfare i bisogni di vita delle persone.

Punti d’azione:

- Sviluppare piani strategici locali sui determinanti sociali della salute mentale attraverso un partenariato comunitario che riconosca cornici e obiettivi internazionali.

4.4 Cambiare il pensiero all’interno dei servizi di salute mentale, tra professionali, organizzazioni e comunità.

Punti d’azione:

- Promuovere culture affinché le persone possano recuperare e scoprire una vita di speranza e di scopo, soprattutto tra i professionali.

4.5 Aumentare i modi per mantenere le persone connesse, coinvolte, informate e sostenute.

Punti d’azione:

- Dobbiamo portare la voce degli utenti dei servizi e delle loro famiglie al centro del processo decisionale, assicurando che ci sia un reale collegamento, fiducia e sostegno.

4.6 Diritti umani: agire in base ai diritti umani e alle libertà fondamentali: muoversi per evitare pratiche coercitive.

Punti d’azione:

- Ridurre l’enfasi sulle pratiche di contenimento del rischio.

- Evitare porte chiuse, isolamento forzato e contenzione. Negoziare con più attenzione e comprensione le forme di trattamento obbligatorio.

- Cambiare gli atteggiamenti, incorporando approcci basati sull’evidenza per ridurre ed eliminare queste forme di controllo.

4.7 Istruzione e formazione: sviluppare l’istruzione, la formazione di base e continua e la riqualificazione di tutti i lavoratori della salute mentale per aumentare le capacità e le conoscenze in materia di recupero, inclusione sociale e partenariati comunitari.

Punti d’azione:

- Dobbiamo coinvolgere università, college e organizzazioni professionali per rivedere i programmi di fondazione e di formazione continua verso lo sviluppo di un nuovo apprendimento, basato sui diritti umani e sugli approcci basati sulla ripresa e la scoperta (recovery and discovery).

4.8 Self Help: garantire la conoscenza e la disponibilità di auto-aiuto, e degli strumenti esistenti centrati sulla persona; aumentare l’uso delle risorse psico-educative e lo sviluppo di nuove risorse.

Punti d’azione:

- Garantire la disponibilità di materiali, libri, app, strumenti incentrati sulla partecipazione, il protagonismo, l’emancipazione.

4.9 Aiuto reciproco: stabilire e promuovere l’aiuto reciproco per gli utenti del servizio e gli assistenti con l’obiettivo di migliorare la solidarietà, la conoscenza, la resilienza e aumentare la speranza e il senso di appartenenza.

Punti d’azione:

- Sviluppo di gruppi di mutuo sostegno, gruppi guidati da pari, gruppi di auto aiuto, forum comunitari, assemblee di cittadini, difesa e patrocinio (advocacy) formale e informale.

4.10 Deistituzionalizzazione: chiusura delle grandi istituzioni psichiatriche attraverso piani strategici e progressivi, aumentando contemporaneamente la disponibilità di sistemi di servizi di salute mentale comunitari completi.

Punti d’azione:

- Rilancio della campagna per chiudere tutte le istituzioni psichiatriche, utilizzando tutte le forme di social media, webinar, conferenze online, seminari, tutorial e forum.

4.11 Scoperta e ripresa (discovery e recovery): aumentare la disponibilità e la scelta di pratiche informate di scoperta e ripresa.

Punti d’azione:

- Identificazione e messa a disposizione dell’ampia gamma di pratiche, strumenti e terapie informati per la scoperta e la ripresa.

4.12 Le persone con diagnosi di disturbo mentale devono avere una maggiore aspettativa di vita e questo problema deve essere affrontato con urgenza dalle organizzazioni.

Punti d’azione:

- Le organizzazioni di salute mentale devono concentrarsi sull’aumento dell’aspettativa di vita delle persone con disturbo mentale.

5. Processi e metodi

5.1 Acquisizione del consenso.

C’è un maggiore vantaggio nel lavorare insieme come organizzazioni internazionali per la salute mentale per identificare e sollecitare un’azione sui grandi problemi durante e dopo la pandemia. Abbiamo lavorato insieme e concordato il piano d’azione in una campagna congiunta. Crediamo e speriamo che in questo modo avremo maggiori possibilità ed effetto nell’influenzare i governi, i fornitori di servizi mentali e le ONG per attuare il nostro piano d’azione.

5.2 Creazione di partnership.

Ora stiamo attivamente cercando l’aiuto di tutte le organizzazioni e i servizi che vogliono far parte di questa campagna per il cambiamento.

5.3 Lancio e diffusione attraverso le nostre reti globali e locali.

Le organizzazioni incluse in questa campagna hanno reti mondiali di migliaia di membri che danno a questa campagna il potenziale per raggiungere i decisori, gli attivisti, i sostenitori e il pubblico a livello nazionale e locale.

Il lancio di questa campagna sarà coordinato dai partner della coalizione.

6. Argomenti e contributi a sostegno

Questo è un documento in corso di sviluppo. Accogliamo con favore altri contributi.

Il virus si combatte anche curando la salute mentale

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 08/11/2020 - 19:43

Di Fabrizio Starace, Presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP)

[articolo uscito su Il Foglio il 7 novembre 2020]

Non lasciamo indietro chi soffre di più le conseguenze psicologiche di misure restrittive e lockdown. L’appello dell’Onu e il patto che serve

Uno degli aspetti più trascurati della pandemia da coronavirus è stato e continua a essere la salute mentale e psicosociale della popolazione. Eppure tutte le Agenzie internazionali invocano l’inclusione di questi temi nella risposta al Covid-19: per migliorare la qualità della programmazione, le capacità di resilienza delle persone, per ridurre le sofferenze e accelerare la ripresa. Lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel maggio scorso lanciava un monito agli stati membri perché dessero impulso alle azioni globali per la salute mentale. La sofferenza psicologica associata «al dolore per la perdita dei propri cari…allo shock per la perdita di posti di lavoro…all’isolamento e restrizioni ai movimenti…alle dinamiche familiari difficili…all’incertezza e paura per il futuro» meritava, secondo Guterres, «impegni ambiziosi» in materia di salute mentale.

Di fronte a questa esortazione è stato fin troppo facile richiamare la necessità di rafforzare i servizi di cura, le reti di protezione sociale, il sostegno economico al sistema produttivo. Crediamo tuttavia che – preliminare a queste azioni – vi sia il bisogno di ripensare il paradigma che le sostiene. Quel paradigma di salute mentale che, mutuando dalla medicina il concetto di malattia, ha ridotto la sofferenza psichica a patologia d’organo, ha prodotto infinite diagnosi senza prognosi, ha promosso costose ricerche che non hanno migliorato la qualità di vita delle persone. Un paradigma in funzione del quale migliaia di persone sono state confinate in strutture ospedaliere o residenziali neo-manicomiali con obiettivi terapeutico-riabilitativi scarsi o nulli, che sono presto divenute focolai epidemici. Si è scoperto allora che queste residenze erano luoghi chiusi, separati dalla società e invisibili anche ai piani di protezione dalle pandemie.

Il virus ha segnato profondamente un sistema che, salvo rare eccezioni, ha rivelato tutte le sue criticità. Non è possibile pensare a un rilancio della salute mentale di comunità senza la ridefinizione di quel modello, che già prima della pandemia rappresentava uno dei maggiori elementi di contraddizione nel sistema di sanità pubblica. Quanto più esso è stato tollerato e diffuso, tanto più pandemia e misure anticontagio ne hanno aggravato le conseguenze negative; al contrario, dove c’erano servizi con una forte caratterizzazione comunitaria, un orientamento al territorio, alla domiciliarità e all’inclusione, la risposta all’emergenza e alle restrizioni è stata più sostenibile. La pandemia ha svelato le debolezze di sistema ma al tempo stesso ha mostrato i possibili rimedi. Vediamone alcuni.

La salute mentale, per le sue caratteristiche interdisciplinari e intersettoriali, è oggetto difficile da maneggiare con logiche esclusivamente biomediche: il miglioramento del sistema di cura passa innanzitutto attraverso la consapevolezza che i problemi di salute mentale sono determinati in larga misura dal contesto sociale, economico, e ambientale in cui le persone vivono e che le disuguaglianze sociali sono associate a un aumento del rischio per molti disturbi mentali. Come ricorda l’Oms, «è di cruciale importanza intraprendere azioni per migliorare le condizioni di vita quotidiane, iniziando dal momento della nascita, proseguendo durante la prima infanzia, l’adolescenza, la costruzione della famiglia, l’età lavorativa e infine la vecchiaia. Un’azione lungo tutte queste fasi della vita costituisce un’opportunità sia per migliorare la salute mentale nella popolazione, sia per ridurre il rischio in quei disturbi mentali correlati alle disuguaglianze sociali».

Una fascia d’età cui porre particolare attenzione è quella dei bambini e degli adolescenti. In questa prospettiva, la chiusura delle scuole rischia di avere un impatto particolarmente grave sullo stress, l’ansia e i problemi di salute mentale dei ragazzi, che si somma alla scarsa consapevolezza della portata dei problemi di salute mentale tra gli adolescenti. L’impatto dannoso delle esperienze infantili avverse e dello stress per la salute fisica e mentale nel corso della vita è ormai evidenza inconfutabile, che dovrebbe orientare le decisioni sulle misure restrittive per arginare la diffusione del virus. Occorre inoltre evitare di “medicalizzare” il disagio e il malessere derivanti dallo stress della pandemia e delle misure adottate per arginarla. Le manifestazioni di protesta contro le misure restrittive vanno considerate diretta espressione di questo disagio e del venir meno degli ordinari meccanismi di adattamento.

Il contributo delle scienze comportamentali e psicosociali sarebbe prezioso nell’analizzare, in campioni rappresentativi della popolazione regolarmente monitorati, le conoscenze esistenti, la fiducia nelle istituzioni e nelle fonti di informazioni, la percezione del rischio, gli atteggiamenti e i comportamenti preventivi. Oggi sappiamo molto di più sull’epidemiologia del coronavirus, ma non abbiamo dati attendibili su come tali conoscenze rafforzino o indeboliscano la capacità di resilienza delle persone. Non va sottovalutato infine il carico emotivo e materiale che lo stress pandemico esercita sulle persone con problemi di salute mentale e sui loro familiari. Questo è vero sia per chi è in carico ai servizi territoriali, oltre 800.000 persone, che per quanti sono collocati in strutture residenziali, circa 30.000 soggetti.

Nel primo caso, la riduzione generalizzata delle attività, soprattutto quelle svolte per favorire e sostenere progetti personalizzati di inclusione sociale, pesa non poco sulla regolarità dei percorsi e l’uso degli strumenti informatici ha solo parzialmente vicariato le attività in presenza. Nel secondo, le persone ospitate in strutture residenziali hanno visto restringersi ancor di più le occasioni di scambio con l’esterno, finanche con i familiari più stretti. Nonostante l’adozione di queste misure, le residenze hanno mostrato un’alta vulnerabilità alla trasmissione del virus, segnalando l’elevato rischio connesso alla concentrazione di persone sofferenti, spesso con numerose comorbidità, in strutture che solo raramente assumono caratteristiche abitative e relazionali di tipo familiare.

Anche per questo, l’ultimo rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani delle persone con problemi di salute mentale invita gli stati membri e le altre parti interessate a «ridurre radicalmente l’uso dell’istituzionalizzazione in materia di salute mentale». Nella prima fase, di lockdown generalizzato, la risposta da parte degli utenti e dei loro familiari è stata sorprendente: i dati disponibili ci indicano che alla riduzione delle attività dei servizi territoriali non ha corrisposto un maggior numero di accessi al pronto soccorso, né di ricoveri ospedalieri, neanche per Tso. Nelle parole di un diretto interessato troviamo la chiave di lettura del fenomeno: «Vede dottore, noi viviamo tutto l’anno in lockdown. Alla distanza della società, purtroppo, siamo abituati». Crediamo che questa sia la più eloquente descrizione di uno stato di cose che il ritorno della pandemia ci impone di cambiare.

L’applicazione delle prescrizioni preventive può divenire un’importante occasione di promozione della salute e di protagonismo degli utenti e dei loro familiari, in un patto di corresponsabilizzazione che salvaguardi le attività di riabilitazione, socializzazione e inclusione senza compromettere le esigenze di sicurezza. Nella certezza che un approccio basato sui diritti delle persone sia il miglior antidoto a disagi e sofferenze prodotti dalla pandemia.

Una valutazione dell’esperienza delle Microaree di Trieste

Dal Forum Salute Mentale - Dom, 08/11/2020 - 19:24

Promoting health equity through social capital in deprived communities: a natural policy experiment in Trieste, Italy

Di Roberto Di Monaco, Silvia Pilutti, Angelo d’Errico e Giuseppe Costa

Abstract

A Trieste l’innovativo progetto socio-sanitario delle Microaree è stato un esperimento naturale che ha permesso di valutare empiricamente i meccanismi attraverso cui il capitale sociale può avere un impatto sulle disuguaglianze in tema di salute. Ad oggi, la letteratura che chiarisce questa catena causale è scarsa. Questo studio empirico ha verificato le seguenti ipotesi:

H1) pratiche socio-sanitarie innovative possono attivare intenzionalmente e sistematicamente meccanismi sociali in modo da generare capitale sociale;

H2) tali meccanismi sociali aumentano le proprietà specifiche del capitale sociale, in particolare quelle che influenzano le relazioni degli individui più vulnerabili;

H3) investire in queste proprietà può migliorare le capacità e, di conseguenza, il controllo sulla salute degli individui più vulnerabili.

Lo studio è stato condotto nel biennio 2016-2018 e ha utilizzato metodi sia qualitativi che quantitativi. La parte qualitativa ha indagato l’esperienza sul campo del progetto Microaree attraverso interviste, focus group e workshop con professionisti del progetto. La parte quantitativa ha valutato l’effetto che il progetto Microaree potrebbe avere su queste proprietà e la capacità di affrontare i rischi per la salute di individui più vulnerabili. Tre campioni, composto ciascuno da 200 individui residenti nelle aree target e nelle aree di controllo, sono stati intervistati utilizzando un questionario semi-strutturato. Un campione di controllo è stato abbinato ai 200 soggetti trattati utilizzando un Propensity Score Matching.

I risultati dello studio suggeriscono che l’intervento del progetto Microaree ha stimolato lo sviluppo di empowerment, collaborazione e interdipendenza tra le persone vulnerabili. Ciò ha prodotto un aumento del loro capitale sociale sotto diversi aspetti, tra cui una maggiore fiducia, estensione e partecipazione della rete, cooperazione e aiuto reciproco con i vicini, oltre a migliorare il loro giudizio su qualità, tempistica ed efficacia dell’aiuto ricevuto da istituzioni, parenti o amici. Questi risultati dimostrano che le relazioni socialmente condivise possono creare modelli locali innovativi di un sistema di welfare generativo universalistico, che sarebbe sia inclusivo sia in grado di migliorare le capacità individuali. I modelli analizzati potrebbero essere diffusi e trasferiti anche in altri contesti.

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